Quando nel 2022 Swatch e OMEGA presentarono il primo MoonSwatch, il mondo dell’orologeria si divise immediatamente. C’era chi lo considerava un’operazione geniale, capace di avvicinare migliaia di persone alla storia dello Speedmaster, e chi invece vedeva soltanto un orologio in Bioceramic con il logo OMEGA sul quadrante. Qualunque fosse la posizione, una cosa era certa: il MoonSwatch aveva cambiato le regole del gioco.
Da allora sono arrivate numerose varianti, alcune più riuscite di altre. Ed è proprio per questo che il nuovo Mission To The Moon 1969 riesce a distinguersi immediatamente. Non perché cambi radicalmente la formula, ma perché, per la prima volta, sembra voler raccontare qualcosa di più profondo della semplice celebrazione di una missione spaziale.


Il riferimento è naturalmente il 1969, l’anno in cui l’Apollo 11 portò l’uomo sulla Luna e lo Speedmaster entrò definitivamente nella storia. OMEGA aveva già celebrato quell’impresa con il celebre Speedmaster in oro del 1969 e proprio a quell’orologio guarda questa nuova edizione del MoonSwatch. Non si tratta di una semplice ispirazione cromatica. Per realizzare questo modello, OMEGA ha rifuso propri componenti di ricambio risalenti al 1969, trasformandoli nel suo esclusivo 18K Moonshine™ Gold utilizzato per quadrante, lancette, corona e pulsanti. Complessivamente l’oro impiegato pesa 11 grammi, un omaggio tanto alla missione Apollo 11 quanto alla tradizione della maison di Bienne.
È un dettaglio che cambia completamente la percezione dell’orologio.
Per la prima volta il MoonSwatch non si limita a richiamare l’universo OMEGA attraverso il design. Porta con sé una parte concreta della sua storia. Sapere che l’oro utilizzato proviene da componenti originali dell’epoca dell’allunaggio aggiunge un significato emotivo che va ben oltre il semplice valore del materiale. Non è tanto una questione di grammi, quanto di memoria.
Esteticamente il Mission To The Moon 1969 rimane fedele alla silhouette che ormai conosciamo bene. La cassa asimmetrica da 42 millimetri in Bioceramic nera opaca richiama fedelmente lo Speedmaster Moonwatch, mentre la lunetta presenta una scala tachimetrica nera con marcature dorate. Il quadrante adotta una finitura satinata verticale, indici dorati sfaccettati con interno laccato nero e contatori incassati che mantengono l’impostazione classica del cronografo. Tutto è pensato per evocare il leggendario Speedmaster commemorativo del 1969 senza trasformare questo MoonSwatch in una semplice copia.

Anche il cinturino merita una menzione. Swatch abbandona il tradizionale VELCRO® grigio delle prime generazioni e sceglie un cinturino in gomma nero con chiusura VELCRO® e dettagli dorati, una soluzione che rende l’orologio decisamente più maturo e meglio integrato con il resto del progetto. È un particolare apparentemente secondario, ma basta indossarlo per capire quanto contribuisca a dare al MoonSwatch un carattere più ricercato rispetto alle versioni standard.
Naturalmente il cuore dell’orologio rimane un movimento al quarzo, una scelta perfettamente coerente con la filosofia della collezione. Sarebbe infatti un errore giudicare questo modello con i parametri di uno Speedmaster Professional. Il MoonSwatch non nasce per sostituirlo. Nasce per raccontarne la storia con un linguaggio diverso, più accessibile e più leggero. È proprio questa consapevolezza ad aver decretato il successo dell’intera collaborazione tra Swatch e OMEGA.
Ma il Mission To The Moon 1969 introduce anche un elemento inedito nella gestione della distribuzione. La produzione sarà limitata a 1.969 esemplari numerati, un richiamo immediato all’anno dell’allunaggio, e l’acquisto non avverrà secondo le tradizionali modalità viste in passato. Swatch ha infatti scelto di affidarsi a una procedura chiamata Electronic Swatch Timepiece Application (ESTA), attraverso la quale gli interessati devono presentare la propria candidatura per avere la possibilità di acquistare l’orologio. Una soluzione decisamente originale, studiata per limitare le lunghe code e i problemi che avevano accompagnato alcune delle precedenti uscite della collezione MoonSwatch.


Per noi di Horotix è proprio questo l’aspetto più interessante dell’intero progetto.
Negli ultimi anni abbiamo spesso criticato alcune strategie di distribuzione adottate nel settore, soprattutto quando sembravano alimentare artificialmente il fenomeno del mercato parallelo. In questo caso Swatch prova a cambiare approccio. Sarà il tempo a dirci se il sistema ESTA funzionerà davvero, ma è positivo vedere il marchio cercare una soluzione diversa dopo le difficoltà che hanno accompagnato alcuni lanci precedenti.
Alla fine, però, il Mission To The Moon 1969 convince soprattutto per un altro motivo.
Non cerca di essere l’ennesima variante cromatica del MoonSwatch.
Cerca di costruire un ponte tra il 1969 e il presente.
Lo fa utilizzando oro che appartiene realmente a quell’epoca, richiamando uno degli Speedmaster più importanti mai prodotti e limitando la produzione a un numero che ogni appassionato riconosce immediatamente.
Forse non sarà il MoonSwatch più facile da acquistare.
Ma potrebbe essere quello con il significato più profondo di tutta la collezione.


















