L’unico orologio che rimpiango di aver venduto5 min read

Ci sono orologi che valgono decine di migliaia di euro e altri che costano molto meno. Esistono referenze introvabili, edizioni limitate che fanno impazzire i collezionisti e modelli destinati, almeno sulla carta, ad aumentare di valore con il passare degli anni. Poi ci sono orologi il cui prezzo non compare in nessun listino, non segue l’andamento del mercato e non può essere stabilito da una casa d’aste, perché il loro valore nasce altrove, lentamente, quasi senza accorgersene. È un valore che si costruisce vivendo e che, molto spesso, scopriamo soltanto quando quell’orologio non è più al nostro polso.

Nel corso degli anni ho acquistato e venduto diversi orologi, e credo sia un passaggio quasi inevitabile per chi coltiva questa passione. I gusti cambiano, la curiosità cresce, la collezione si evolve e, inevitabilmente, alcuni segnatempo lasciano spazio ad altri. A volte si vende un orologio per finanziare un nuovo acquisto, altre semplicemente perché ci si accorge che quel modello non ci rappresenta più. Non ho mai vissuto questi momenti con particolare malinconia. Ogni vendita aveva una sua logica, ogni addio sembrava parte naturale del percorso di un collezionista.

Fino a quando non è arrivato il giorno in cui ho venduto un orologio che, in realtà, non stavo vendendo affatto.

La cosa più curiosa è che non era il più costoso della mia collezione, né una referenza rara o un’edizione limitata impossibile da ritrovare. Al contrario, è un modello che Panerai continua ancora oggi a produrre e che, se lo volessi, potrei acquistare nuovamente senza grandi difficoltà. Eppure so con assoluta certezza che non sarebbe più lo stesso orologio. Non perché sia cambiato lui, ma perché sono cambiato io.

L’orologio in questione era un Panerai Luminor PAM00915. Agli occhi di un collezionista potrebbe sembrare un modello come tanti altri, facilmente sostituibile e sempre reperibile sul mercato. Ma gli orologi, prima ancora di essere oggetti, diventano testimoni silenziosi della nostra vita. Assorbono momenti, emozioni e ricordi senza che ce ne rendiamo conto, fino a trasformarsi in qualcosa che nessuna scheda tecnica, nessuna referenza e nessuna quotazione economica riusciranno mai a descrivere.

Il mio PAM00915 era al mio polso nel 2022, il giorno in cui nacque mio figlio. Ricordo ancora l’agitazione di quelle ore, l’attesa, i corridoi dell’ospedale e quella sensazione difficile da spiegare che prova un uomo quando comprende che, da un momento all’altro, la sua vita cambierà per sempre. In mezzo a tutto questo c’era anche lui, il Panerai, che continuava semplicemente a fare ciò per cui era stato costruito: segnare il passare dei minuti. Senza saperlo, però, stava facendo molto di più, perché stava diventando il testimone silenzioso di uno dei giorni più importanti della mia vita.

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Ogni tanto mi capita di immaginare una scena. Mio figlio cresce, cambia, scopre il mondo con quella curiosità che soltanto i bambini possiedono. Io continuo a scrivere di orologi, a studiarli, ad appassionarmi a questo straordinario universo fatto di tecnica, storia e passione e, inevitabilmente, ogni tanto ripenso a quel Panerai. Mi sarebbe piaciuto conservarlo, non perché fosse il più prezioso della mia collezione o perché un giorno avrebbe potuto valere di più, ma perché mi sarebbe bastato mostrarglielo e dirgli: “Questo era al mio polso il giorno in cui sei nato.” Sarebbe stata una frase semplice, forse persino banale, ma avrebbe racchiuso un mondo intero.

Con il tempo ho capito che il vero rimpianto non riguarda quell’orologio. Se domani lo desiderassi, potrei cercarlo, acquistarlo e ritrovarmelo nuovamente al polso. Sarebbe lo stesso identico Panerai Luminor PAM00915, con la stessa cassa, lo stesso quadrante e lo stesso movimento. Quello che non potrei mai ricomprare è il significato che aveva assunto senza che me ne rendessi conto. Gli orologi, in fondo, non assorbono il valore del mercato, ma quello delle nostre esperienze. Diventano testimoni silenziosi di momenti irripetibili e finiscono per custodire una parte della nostra storia, anche quando non ce ne accorgiamo.

Forse è proprio questo l’aspetto di cui si parla troppo poco nel mondo del collezionismo. Passiamo ore a discutere di referenze, quotazioni, investimenti, aste e prospettive di rivalutazione, come se il destino di un orologio dipendesse soltanto dal prezzo che qualcuno sarà disposto a pagare in futuro. Eppure esiste un valore che nessun listino riuscirà mai a registrare: quello che nasce quando un segnatempo accompagna un istante destinato a cambiare la nostra vita. Da quel momento smette di essere soltanto un oggetto e diventa un ricordo che possiamo stringere al polso.

Se oggi qualcuno mi chiedesse quale sia l’orologio che rimpiango di più, probabilmente si aspetterebbe il nome di una referenza rara o di un modello ormai irraggiungibile. La risposta, invece, è un Panerai ancora in produzione, un orologio che potrei acquistare nuovamente in qualsiasi momento. Ma la verità è che non rimpiango il Panerai. Rimpiango ciò che rappresentava, il periodo della mia vita che aveva attraversato insieme a me e quella parte di storia personale che, nel momento della vendita, credevo ingenuamente di poter lasciare andare senza conseguenze.

Da allora guardo ogni orologio in modo diverso. Continuo ad apprezzarne la meccanica, la storia, il design e tutto ciò che rende questo mondo così affascinante, ma prima ancora di chiedermi quanto valga o quanto potrà valere un giorno, provo a domandarmi che cosa rappresenti davvero per me. È una domanda alla quale nessun esperto può rispondere, perché appartiene soltanto a chi quell’orologio lo ha vissuto.

Forse è questa la lezione più importante che mi ha lasciato il mio Panerai Luminor PAM00915. Un collezionista crede di raccogliere orologi, ma con il passare degli anni scopre di aver collezionato soprattutto ricordi. E quando uno di quei ricordi se ne va, ci si accorge che esistono oggetti il cui valore non potrà mai essere restituito da una ricevuta, da una quotazione o da un nuovo acquisto. Alcuni orologi possono essere ricomprati. Altri, semplicemente, appartengono per sempre a un momento della nostra vita.

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