Arsène Lippens Artigiano: quando un quadrante racconta il tessuto di un territorio5 min read

Negli ultimi anni abbiamo visto quadranti realizzati praticamente con qualsiasi materiale. Meteoriti, smalti Grand Feu, pietre dure, madreperla, legni fossili, carbonio forgiato e perfino caffè. È una continua ricerca di qualcosa che possa distinguere un orologio dall’altro, spesso attraverso materiali sempre più insoliti. Eppure, proprio quando si ha l’impressione che tutto sia già stato sperimentato, arriva una piccola manifattura indipendente capace di sorprendere con un’idea tanto semplice quanto geniale.

Utilizzare il tessuto.

Non come elemento decorativo, non come stampa capace di imitarne la trama, ma come vero protagonista del quadrante.

Foto by arsenelippens.com

È questa l’idea alla base dell’Artigiano, la collezione con cui Arsène Lippens continua a costruire un’identità profondamente diversa rispetto a quella di gran parte dell’orologeria contemporanea. Un progetto nato dall’incontro tra due tradizioni manifatturiere che, almeno sulla carta, sembrerebbero appartenere a mondi lontani: la precisione dell’orologeria svizzera e la secolare cultura tessile italiana, in particolare quella del Lago di Como, da sempre punto di riferimento internazionale nella lavorazione dei tessuti più pregiati. Il nome stesso della collezione, Artigiano, racconta perfettamente questa filosofia. Non descrive un prodotto. Descrive il lavoro di chi, attraverso competenze diverse, trasforma una materia prima in qualcosa destinato a durare nel tempo.

La cosa più interessante è che Arsène Lippens non utilizza il tessuto come un semplice esercizio stilistico. Ogni quadrante nasce da un vero materiale proveniente dai laboratori tessili del territorio comasco, mantenendone la trama, le imperfezioni e quelle leggere variazioni che rendono ogni esemplare inevitabilmente diverso dagli altri. In un periodo in cui l’orologeria parla continuamente di unicità, qui quella parola assume finalmente un significato concreto. Nessun quadrante potrà essere perfettamente identico a un altro, perché nessun tessuto lo è davvero.

Sono tre le interpretazioni proposte, e ognuna sembra raccontare un diverso paesaggio italiano senza ricorrere a immagini o riferimenti espliciti.

Il Como è probabilmente il più sobrio della collezione. Il suo quadrante utilizza un denim blu profondo che richiama le acque del lago nelle giornate più limpide. È una tonalità elegante, rilassata, quasi silenziosa, che cambia continuamente sotto la luce e trasmette quella sensazione di naturalezza tipica dei tessuti destinati a invecchiare bene. È forse il modello più versatile dei tre, quello che riesce ad accompagnare tanto una giacca sportiva quanto un abbigliamento completamente informale senza perdere personalità.

Foto by arsenelippens.com

Il Chianti, invece, cambia completamente atmosfera. Le sue sfumature marroni, bordeaux e beige ricordano le colline toscane, la terra, il legno e la pelle. È un quadrante che trasmette calore ancora prima di essere osservato nei dettagli. La trama del tessuto diventa parte integrante del colore e restituisce una profondità che sarebbe impossibile ottenere con una semplice lavorazione metallica. Tra i tre modelli è probabilmente quello che meglio esprime il concetto di artigianalità, quasi come se il quadrante fosse stato ricavato da un tessuto destinato originariamente a un capo di alta sartoria.

Foto by arsenelippens.com

Poi c’è il Portofino, forse il più luminoso e contemporaneo della collezione. Il quadrante in cotone e bambù assume una tonalità turchese che richiama il mare della Riviera Ligure, regalando all’orologio un carattere decisamente più fresco e dinamico. È il modello che cattura maggiormente l’attenzione al primo sguardo, ma senza risultare eccessivo. Anzi, proprio la naturalezza del materiale riesce a smorzare qualsiasi effetto artificiale, mantenendo quella raffinatezza che accomuna l’intera collezione.

Foto by arsenelippens.com

La scelta di mantenere il resto dell’orologio estremamente essenziale è probabilmente uno degli aspetti più riusciti del progetto. La cassa in acciaio da 37,5 millimetri, con uno spessore inferiore ai dieci millimetri, lascia completamente spazio al quadrante, evitando qualsiasi elemento capace di distrarre lo sguardo. Anche gli indici sono assenti. Restano soltanto il logo, la scritta “Swiss Made” e le eleganti lancette Dauphine, rifinite con superfici satinate e smussi lucidati che dialogano continuamente con la texture del tessuto. È una scelta coraggiosa, ma perfettamente coerente: quando il protagonista è il materiale, tutto il resto deve fare un passo indietro.

Per noi di Horotix, però, un orologio non può vivere soltanto di estetica. Il movimento rimane sempre il cuore del progetto e Arsène Lippens ha scelto una soluzione tanto affidabile quanto coerente con la filosofia della collezione. All’interno batte il Sellita SW210-1 a carica manuale, un calibro svizzero conosciuto per robustezza e semplicità costruttiva, capace di offrire circa 48 ore di riserva di carica. La scelta della carica manuale, più che una necessità tecnica, sembra quasi un invito a rallentare. Ogni mattina l’orologio richiede qualche secondo di attenzione, ricordando che anche i gesti più semplici possono diventare parte del piacere di possedere un segnatempo meccanico.

Forse è proprio questo il motivo per cui l’Artigiano riesce a distinguersi in un panorama sempre più affollato. Non cerca materiali esotici o complicazioni spettacolari. Parte da qualcosa che tutti conosciamo fin dall’infanzia: un tessuto. E dimostra come, attraverso il lavoro delle mani e la sensibilità progettuale, anche un materiale così quotidiano possa trasformarsi in un quadrante capace di raccontare una storia.

Una storia fatta di lago, di filati, di artigiani e di quella straordinaria capacità italiana di trasformare la materia in bellezza.

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