Per oltre trent’anni Omega e James Bond hanno condiviso una delle partnership più riconoscibili dell’orologeria contemporanea. Dal Seamaster Professional 300M portato da Pierce Brosnan in GoldenEye nel 1995 fino alle numerose interpretazioni create per Daniel Craig, il legame fra la Maison di Biel e l’agente segreto più famoso del cinema è diventato qualcosa di molto più profondo di una semplice operazione di product placement: il Seamaster è entrato nell’immaginario di 007 e, con il tempo, James Bond è diventato parte della storia stessa del modello. Oggi, però, quella storia cambia prospettiva, perché per la prima volta Omega non racconta soltanto il lato dell’eroe, ma porta sul quadrante anche l’altra metà della sua mitologia, quella rappresentata da Spectre, l’organizzazione criminale che costituisce una delle nemesi più celebri di Bond.
La nuova collezione comprende complessivamente sei Seamaster Diver 300M, tre dedicati a James Bond e tre a Spectre, ma la loro articolazione è più interessante di quanto possa sembrare a prima vista. I due modelli principali, disponibili singolarmente e non numerati, sono la James Bond Edition in acciaio, referenza 210.30.42.20.03.004, e la Spectre Edition in acciaio, referenza 210.30.42.20.01.023. A questi si aggiungono due esclusivi set limitati a 77 esemplari ciascuno: uno dedicato a Bond e uno a Spectre, entrambi composti da un Seamaster in acciaio e da una seconda versione realizzata in Platinum-Gold. In questo modo Omega porta a sei il numero complessivo degli orologi della collezione, mantenendo però soltanto due modelli disponibili singolarmente.


Ed è proprio questa scelta a rendere interessante la nuova collezione. Omega avrebbe potuto limitarsi a creare l’ennesimo Seamaster celebrativo dedicato a 007, seguendo una formula ormai consolidata e immediatamente riconoscibile. Invece ha scelto di costruire un vero e proprio gioco di specchi nel quale la stessa cassa, lo stesso movimento e la stessa vocazione subacquea diventano il punto di partenza per due personalità completamente differenti. La base è quella dell’attuale Seamaster Diver 300M No-Date introdotto nel 2024, una delle evoluzioni più recenti di una famiglia che ha ormai attraversato oltre tre decenni di storia. La cassa in acciaio misura 42 millimetri di diametro, 50 millimetri da ansa ad ansa e 14,23 millimetri di spessore, mantenendo le caratteristiche anse a lira, la valvola per la fuoriuscita dell’elio a ore 10, la corona protetta e il vetro zaffiro bombato con trattamento antiriflesso. L’impermeabilità raggiunge i 300 metri, confermando la natura autenticamente professionale del Diver 300M anche in una collezione nella quale il riferimento cinematografico avrebbe potuto facilmente prendere il sopravvento.
La differenza emerge soprattutto nel modo in cui Omega interviene su questa architettura. La James Bond Edition prende il linguaggio più classico del Seamaster e lo rende immediatamente riconoscibile attraverso il blu del quadrante, realizzato in alluminio e caratterizzato dal motivo a onde inciso al laser, un richiamo diretto all’estetica con cui il Seamaster Professional 300M è entrato nell’universo di 007. Il dettaglio più raffinato si trova a ore 12, dove al posto del consueto indice rettangolare compare lo stemma della famiglia Bond, realizzato come elemento applicato in metallo bianco. Non è la prima volta che Omega utilizza questo motivo, già apparso sul Seamaster Diver 300M creato nel 2019 per il 50° anniversario di On Her Majesty’s Secret Service, ma in questa nuova interpretazione la sua presenza risulta particolarmente discreta e perfettamente integrata nella costruzione del quadrante.

La lunetta segue la stessa filosofia. L’anello girevole unidirezionale è realizzato in titanio grado 5 e presenta la scala subacquea in rilievo, introducendo una variazione cromatica e materica rispetto all’acciaio della cassa senza allontanare il progetto dalla grammatica tecnica che ha sempre caratterizzato il Seamaster Diver 300M. È però osservando il retro dell’orologio che il legame con Bond diventa ancora più evidente. Attraverso il fondello in zaffiro si può osservare il calibro 8806, mentre il rotore è stato trasformato in uno degli elementi narrativi più riusciti dell’intero progetto: la decorazione riprende infatti la caratteristica canna rigata della pistola di James Bond e diventa immediatamente riconoscibile quando il movimento è in funzione. È un dettaglio particolarmente intelligente perché il riferimento cinematografico non viene semplicemente inciso sul fondello come una decorazione statica, ma acquista vita insieme al movimento, rimanendo perfettamente inserito nella natura meccanica dell’orologio.
La Spectre Edition, referenza 210.30.42.20.01.023, parte dalla stessa architettura ma sembra quasi appartenere a un universo parallelo. Il quadrante diventa nero, con una superficie granulosa e una finitura che rinuncia al tradizionale motivo a onde, mentre la lunetta è caratterizzata da un inserto nero in ceramica inserito nella struttura in acciaio. Il risultato è più scuro, più silenzioso e decisamente meno immediato rispetto alla versione Bond, una scelta perfettamente coerente con ciò che Spectre rappresenta all’interno dell’universo narrativo di 007. Se Bond deve essere riconoscibile, Spectre non ha bisogno di esserlo immediatamente: la sua presenza deve essere scoperta.

Il quadrante non porta infatti un grande logo dell’organizzazione, e non ne avrebbe bisogno. La vera firma compare sul retro, dove il rotore del movimento viene annerito e assume la forma del simbolo tentacolare di Spectre. È quasi l’opposto concettuale del modello Bond: sul primo, il motivo della canna della pistola richiama immediatamente l’eroe; sul secondo, il simbolo del polipo rimane nascosto fino a quando non si decide di girare l’orologio. Omega ha quindi utilizzato il fondello come una sorta di identità segreta, e probabilmente non avrebbe potuto scegliere soluzione migliore, perché Bond e Spectre non sono semplicemente due temi grafici, ma due modi diversi di raccontare lo stesso universo. Da una parte il servizio, la disciplina, la lealtà e l’azione individuale di 007; dall’altra la rete invisibile, il potere e il controllo rappresentati dalla sua nemesi. Anche la comunicazione di Omega insiste su questa dualità, presentando la collezione come l’incontro di due lati della stessa storia.
A livello tecnico, però, i due orologi sono quasi gemelli. Entrambi montano il calibro Omega Co-Axial Master Chronometer 8806, un movimento automatico che rappresenta una delle evoluzioni più interessanti della moderna famiglia di calibri Omega. È un movimento senza indicazione della data, caratteristica coerente con la configurazione No-Date del Seamaster Diver 300M, e lavora a 25.200 alternanze all’ora, pari a 3,5 Hz. Il bilanciere a spirale in silicio e lo scappamento Co-Axial contribuiscono alla resistenza magnetica e alla stabilità della marcia, mentre la certificazione Master Chronometer rilasciata dal METAS porta il movimento ben oltre il semplice concetto di cronometro. Il calibro è infatti testato per resistere a campi magnetici fino a 15.000 gauss e offre circa 55 ore di riserva di carica.


È una parte della storia che merita attenzione perché il legame con Bond rischia facilmente di oscurare l’orologio vero e proprio. Il Seamaster Diver 300M non è infatti un semplice supporto per una licenza cinematografica, ma un diver professionale da 300 metri, con corona a vite, valvola per l’elio e lunetta unidirezionale. È un orologio nato con una precisa vocazione tecnica e, nel corso degli anni, diventato anche uno degli oggetti più riconoscibili della cultura popolare. È proprio questa doppia natura a renderlo perfetto per James Bond: un orologio realmente tecnico che, allo stesso tempo, possiede una riconoscibilità estetica capace di sopravvivere al contesto cinematografico che lo ha reso celebre.
Il cinturino in metallo scelto per entrambe le versioni è un bracciale mesh in acciaio inossidabile, spazzolato, chiuso da una fibbia déployante in acciaio. È un elemento che Omega aveva già portato nel mondo Bond con la versione in titanio del No Time To Die, prima di trasferirlo alla produzione in acciaio e alle successive interpretazioni della collezione. Sul polso, il mesh contribuisce a rendere i due orologi immediatamente differenti dai Seamaster Diver 300M più tradizionali con bracciale a maglie. È una scelta che richiama la tradizione degli orologi militari e subacquei, ma che nel contempo appartiene ormai alla grammatica moderna delle versioni Bond. Il peso dichiarato da Omega è di circa 157 grammi per la versione James Bond e circa 159 grammi per quella Spectre, valori che restituiscono bene la sensazione di un orologio costruito per essere utilizzato e non semplicemente contemplato.
La cosa più interessante, però, è che Omega non ha cercato di rendere i due modelli eccessivamente teatrali. Dopo alcune delle special edition più elaborate della storia della collaborazione, questa volta la Maison ha scelto la sottrazione, evitando grandi scritte 007 sul quadrante, colori eccessivi o decorazioni capaci di trasformare il Seamaster in un oggetto puramente celebrativo. Il Bond è blu, ma è un blu profondamente legato alla storia del Seamaster; Spectre è nero, ma è un nero quasi anonimo fino a quando non si guarda il fondello. È una scelta che funziona proprio perché lascia respirare l’orologio e permette alla sua identità cinematografica di emergere attraverso dettagli che non hanno bisogno di essere esibiti.

E poi c’è una questione che rende questa presentazione particolarmente significativa: per la prima volta Spectre entra ufficialmente nella collezione Omega con un modello dedicato direttamente all’organizzazione criminale. Nel 2015 Omega aveva già presentato un Seamaster 300 “Spectre” in occasione dell’uscita del film omonimo, ma quella interpretazione era legata al film e non rappresentava direttamente un orologio dedicato all’organizzazione criminale come avviene oggi. La nuova collezione cambia quindi prospettiva: Spectre non è più soltanto una citazione cinematografica, ma diventa il vero antagonista di Bond all’interno della proposta Omega.

La Maison spinge questa idea ancora più avanti con gli altri quattro modelli della collezione. Le due versioni in acciaio che abbiamo raccontato sono infatti soltanto il punto di ingresso di una proposta più ampia, nella quale Omega ha creato anche due coppie limitate a 77 set numerati, una dedicata a Bond e una a Spectre. In ciascun set, un Seamaster in acciaio viene affiancato a un modello realizzato in platino e oro, mentre le versioni preziose non sono disponibili singolarmente ma soltanto all’interno dei rispettivi set. È qui che la collezione assume una dimensione quasi teatrale, costruita sulla contrapposizione fra due figure che, pur trovandosi agli estremi opposti della stessa storia, condividono esattamente la medesima origine: Bond e Spectre, il blu e il nero, la canna della pistola e il polipo, due orologi che condividono lo stesso movimento, la stessa cassa, la stessa impermeabilità e la stessa origine, ma che attraverso pochi dettagli raccontano due mondi completamente differenti.
Sul piano commerciale, le due versioni in acciaio rappresentano l’accesso più diretto alla nuova collezione e vengono proposte sul mercato europeo a un prezzo indicativo di 8.500 euro IVA inclusa, secondo i dati riportati da Fratello, mentre negli Stati Uniti il listino indicato è di 8.600 dollari. Non sono edizioni numerate e, almeno nella loro configurazione individuale, non hanno quindi la rarità artificiale di molti precedenti Seamaster celebrativi. La loro forza è un’altra: diventano parte della storia contemporanea della collezione e, soprattutto, stabiliscono un nuovo capitolo nella relazione fra Omega e James Bond.
Per noi di Horotix, è proprio questo il punto. La partnership Omega-Bond è arrivata a un livello nel quale non ha più bisogno di dimostrare quanto sia importante. È diventata contemporaneamente storia dell’orologeria e storia del cinema, e quando una relazione dura più di trent’anni il rischio inevitabile è quello di ripetersi, di affidarsi a formule già sperimentate e di trasformare ogni nuova uscita nell’ennesima variazione sul tema. Omega questa volta ha evitato il problema con una soluzione semplice e intelligente: ha introdotto l’altra metà della storia.
James Bond non può esistere senza qualcuno da combattere, così come Spectre non avrebbe senso senza James Bond. Lo stesso accade con questi due Seamaster: il blu ha bisogno del nero, l’eroe ha bisogno del nemico e un orologio celebrativo ha bisogno di un’idea abbastanza forte da sopravvivere alla celebrazione. Questa collezione ce l’ha, perché non si limita a ricordare una collaborazione che dura da più di trent’anni, ma prova a raccontarla da una prospettiva nuova, mettendo finalmente sullo stesso piano narrativo chi ha sempre avuto il compito di salvare il mondo e chi, dall’altra parte, ha passato la stessa storia cercando di distruggerlo.
Perché, alla fine, il vero colpo di scena non è che Omega abbia creato un nuovo Seamaster per James Bond. È che, dopo più di trent’anni, abbia finalmente dato un orologio anche a chi ha passato tutto questo tempo cercando di fermarlo.


















