Ci sono orologi che nascono per stupire immediatamente. Li guardi per cinque secondi e hai già capito tutto: la complicazione spettacolare, il design aggressivo, l’effetto wow costruito per fermare il dito mentre scorri una pagina o un social. Poi ci sono orologi che funzionano in modo diverso. Non cercano di conquistarti subito. Ti chiedono un po’ più di tempo. E forse non è un caso che il nuovo M.A.D.2 appartenga proprio a questa seconda categoria.

Dopo il successo quasi imprevedibile del primo M.A.D.1, molti si aspettavano una continuazione lineare. Più o meno la stessa formula, magari raffinata, aggiornata, resa ancora più estrema. Sarebbe stata la scelta più semplice. Del resto il primo capitolo aveva già trovato una sua identità fortissima: quell’idea di prendere il linguaggio radicale di MB&F e tradurlo in qualcosa di più accessibile senza tradirne completamente lo spirito.

Con il M.A.D.2, invece, succede qualcosa di diverso.
Per la prima volta il progetto sembra smettere di chiedersi come rendere MB&F più accessibile e inizia a domandarsi cosa potrebbe diventare se fosse libero di essere qualcos’altro.
E questa differenza si sente immediatamente.
Questa volta il punto di partenza non è una macchina futuristica, non è un’astronave da polso e non è nemmeno l’ossessione per la tridimensionalità estrema tipica delle Horological Machines. Dietro il progetto c’è Eric Giroud, designer storico dell’universo MB&F, che qui mette sul tavolo qualcosa di molto più personale: ricordi, atmosfera, cultura musicale, immagini che arrivano da una Losanna degli anni Novanta fatta di locali, DJ set, vinili, notti che sembravano non finire mai.
Ed è una cosa che si percepisce subito appena il quadrante inizia a raccontarsi.
Perché il M.A.D.2 non sembra progettato come un orologio tradizionale. Sembra progettato come un oggetto che vuole evocare una sensazione.
Guardandolo dall’alto si iniziano a riconoscere riferimenti che all’inizio sfuggono quasi inconsciamente. Le superfici concentriche ricordano i solchi di un disco in vinile. I due elementi principali sembrano piatti di una console da DJ. Tutto comunica movimento continuo, rotazione, ritmo. Non c’è quella ricerca quasi scientifica della simmetria perfetta. C’è qualcosa di più libero, più emotivo.

Ed è interessante che questa libertà non diventi mai caos.
Anche il modo in cui il tempo viene mostrato contribuisce a creare questa sensazione. Ore saltanti e minuti trascinati costruiscono una lettura che nei primi momenti disorienta leggermente. Non perché sia complicata, ma perché costringe il cervello a rallentare. Non stai semplicemente leggendo il tempo. Lo stai seguendo.
E questo cambia molto il rapporto con l’orologio.
Per noi di Horotix, è probabilmente il dettaglio più riuscito dell’intero progetto. Il M.A.D.2 non vuole essere osservato come un esercizio di design. Vuole essere vissuto. Ti invita a giocarci, a ruotarlo, a guardare come cambia con la luce, a perderci qualche secondo in più del necessario.
Anche la cassa racconta questa stessa filosofia. I 42 mm sulla carta potrebbero far pensare a qualcosa di importante e scenografico, ma il lavoro sulle curve cambia completamente la percezione. Tutto è morbido, continuo, quasi levigato. Non ci sono spigoli che interrompono il flusso visivo. Non c’è aggressività. La forma accompagna il resto del progetto e sembra quasi modellata per sparire lasciando il quadrante al centro della scena.

Poi naturalmente arriva il momento di parlare del motore, perché ogni volta che ci troviamo davanti a un progetto così particolare vale la pena capire se dietro ci sia davvero sostanza oppure soltanto una bella storia.
All’interno del M.A.D.2 troviamo il calibro automatico La Joux-Perret G101, utilizzato come base e trasformato attraverso un modulo sviluppato appositamente per questa visualizzazione del tempo. Lavora a 4 Hz e offre circa 64 ore di riserva di carica. Ma come spesso accade in progetti di questo tipo, i numeri raccontano soltanto una parte della storia.

La cosa interessante è il modo in cui il movimento partecipa all’esperienza complessiva dell’orologio. Non è nascosto, non è lì soltanto per fare il suo lavoro in silenzio. Entra nella narrazione, dialoga con il resto del design e contribuisce a quella sensazione continua di dinamismo che accompagna tutto il progetto.
E forse è proprio questo che rende il M.A.D.2 così interessante.
Non prova a essere un piccolo MB&F.
Non rincorre il linguaggio del fratello maggiore.
Non cerca di impressionarti dicendo “guarda quanto sono complicato”.
Sceglie una strada molto più difficile: costruire una propria identità.
E proprio quando sembrava che il M.A.D.2 avesse già detto tutto quello che aveva da dire, è arrivata una variante che in realtà non aggiunge soltanto un nuovo colore: cambia il modo stesso in cui l’orologio viene vissuto.
Si chiama M.A.D.2 Live e, almeno sulla carta, potrebbe sembrare una semplice reinterpretazione estetica. Quadrante argentato, dischi di ore e minuti in blu elettrico, rotore coordinato e un cinturino in gomma bianco che gli dà un carattere molto più luminoso e quasi estivo rispetto alle versioni viste finora. Ma fermarsi ai colori significherebbe perdere il punto più interessante del progetto.
Perché il “Live” del nome non è marketing decorativo.
L’idea nasce direttamente dal mondo che ha ispirato il M.A.D.2 fin dall’inizio: quello della musica dal vivo, dei tour, dei DJ che si spostano da una città all’altra portando con sé sempre la stessa energia ma lasciando ogni volta un ricordo diverso. E così MB&F ha deciso di fare una cosa curiosamente controcorrente per il 2026: niente disponibilità online, niente apertura globale della raffle tradizionale. Il M.A.D.2 Live viaggia fisicamente in tredici città nel mondo e per avere la possibilità di acquistarlo bisogna esserci davvero, entrare nell’evento, registrarsi sul posto e partecipare a una mini-estrazione dedicata a quella tappa. Ogni chiusura porta persino inciso il codice della città in cui l’orologio è stato assegnato.
E al di là del fatto che questo sistema possa piacere oppure no, c’è qualcosa di coerente nell’idea.
Perché il M.A.D.2 è nato per parlare di musica, di presenza, di momenti vissuti e non semplicemente collezionati. E il Live porta questa filosofia fino alle conseguenze più estreme: non comprare soltanto un oggetto, ma ricordarti dove eri quando lo hai trovato.

In un’epoca in cui quasi tutto passa attraverso uno schermo, è una scelta che fa sorridere per quanto sembri vecchia maniera.
E in fondo, per un orologio che parla di vinili, forse non poteva esistere un finale più adatto.
Anche il sistema di distribuzione tramite raffle continua questa logica particolare del progetto. Si può discutere se sia davvero il modo più giusto per distribuire un numero limitato di pezzi, ma almeno qui non c’è la volontà di trasformare il lancio in una gara di resistenza davanti alle boutique o in un evento costruito attorno al caos.
Ed è curioso pensarlo.
Perché in un momento storico in cui tantissimi orologi cercano disperatamente di fare rumore, il M.A.D.2 prende ispirazione proprio da qualcosa che il rumore lo produce davvero: la musica.
Solo che invece di alzare il volume… cambia il ritmo.


















