Nella giornata di ieri, 1° agosto 2025, non solo non è stato raggiunto alcun accordo tra Stati Uniti e Svizzera in merito ai dazi imposti da Washington, ma si è registrato addirittura un rincaro dell’8%. Negli ambienti diplomatici internazionali si respirava tensione già da mesi. Era l’alba dell’estate 2025 quando la Svizzera e gli Stati Uniti, attraverso le autorità designate — il presidente statunitense Donald Trump e la presidente della Confederazione elvetica Karin Keller‑Sutter — hanno messo fine alle trattative su un accordo commerciale: il punto di svolta costante fu il disaccordo sulle tariffe doganali, rivelando una distanza insanabile tra posizioni economiche e visioni politiche.
Un colpo a sorpresa: 39% di dazi da agosto 2025
Il 1° agosto Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone un dazio del 39% su quasi tutte le importazioni svizzere, effettivo dal 7 agosto, salvo un accordo dell’ultimo minuto. La Svizzera aveva avanzato una proposta di intesa, ma Keller‑Sutter ha confermato l’assenza di un’intesa definitiva tra i due paesi.
La motivazione ufficiale di Trump era il presunto deficit commerciale statunitense di circa 38,5 miliardi di dollari con la Confederazione. Mentre dalla Svizzera rispondevano che già offrivano il 99,3% di libero accesso al mercato americano, con eliminazione quasi totale dei dazi industriali.

Cosa dicono i numeri dell’orologeria
I dati più recenti del settore – da LuxeConsult e Morgan Stanley – delineano un quadro preoccupante. Gli Stati Uniti rappresentavano il 16,8 % del totale delle esportazioni svizzere di orologi nel 2024, per un valore di circa 5,4 miliardi di franchi. All’inizio del 2025 le esportazioni verso gli Stati Uniti erano cresciute del 14 % annuo, contro un decremento nei mercati asiatici.
Il dazio del 39%, se applicato integralmente al prezzo finale, potrebbe tradursi in un rincaro tra il 12 % e il 14 % al consumatore Usa: per esempio il Rolex Submariner da $9.500 diventerebbe $10.600. Alcune previsioni di Morgan Stanley e altri analisti spingono fino al 20‑25 % di aumento, soprattutto sui modelli in oro o complicati.
Mercato primario vs. seconda mano: due mondi che si separano
Una delle conseguenze più immediate sarà l’impennata del mercato dei pre-owned. I dazi rendono eccessivo l’acquisto del nuovo, mentre i modelli usati già presenti sul suolo statunitense non sono tassati: questo creerà uno “split” tra consumatori e aumento dei prezzi dell’usato dal 10% all’ 35% entro 6 mesi, secondo alcune stime.
Il secondo mercato degli orologi ora rappresenta quasi un terzo delle vendite globali: segmenti come Rolex, Patek Philippe, Audemars Piguet sopravvivono grazie a scorte limitate, ma i brand meno esclusivi potrebbero risentirne pesantemente.

Impatti sull’industria e scenari futuri
Le reazioni ufficiali in Svizzera parlano di “shock” e dichiarano che i dazi mettono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro nei settori tecnologico e meccanico, tra cui quello dell’orologeria. L’organizzazione Swissmen chiede soluzioni rapide ma avverte che la misura appare arbitraria e senza precedenti.
Brand come Swatch Group e Richemont potrebbero vedere anche un calo dei profitti: mentre i marchi controllati da Rolex o Patek Philippe potrebbero trasferire parte dell’aumento al prezzo finale, gli altri rischiano di perdere volumi significativamente.
Keller‑Sutter ha comunque dichiarato l’intenzione della Svizzera di mantenere aperta la trattativa per un accordo commerciale “accelerato”, auspicando un modello simile a quello già ottenuto tra Stati Uniti e Unione Europea (15% di dazi).
Conclusione
La difficile rottura tra Usa e Svizzera sui dazi doganali rappresenta non solo una battuta d’arresto diplomatica, ma una minaccia concreta per l’economia dell’orologeria. L’imposizione del 39% di dazi, unita a favore del franco forte e dei prezzi dell’oro in rialzo, mette in discussione il modello di business di interi brand e destabilizza il mercato retail americano.
Il settore si trova a un bivio: assistere a un’evoluzione del “second-hand economy” o sperare in un accordo all’ultimo minuto che eviti il precipizio. La posta in gioco è chiara: il tempo, anche quello di un orologio, diventa un bene prezioso molto più fragile di quanto si pensasse.