Ci sono marchi che utilizzano i materiali per costruire una cassa e altri che, nel tempo, hanno trasformato la ricerca sulla materia in una parte fondamentale della propria identità. Hublot appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ceramiche colorate, carbonio, leghe proprietarie e soprattutto zaffiro hanno progressivamente costruito un linguaggio nel quale il materiale non rappresenta più soltanto l’involucro dell’orologio, ma diventa uno dei protagonisti del progetto. Il nuovo Hublot Big Bang Sapphire Sky Blue nasce esattamente da questa filosofia e porta la trasparenza dello zaffiro in una direzione curiosamente diversa: meno glaciale, meno tecnica, quasi luminosa.

Il nome, questa volta, racconta già buona parte dell’orologio. Sky Blue. Azzurro cielo. Una tonalità leggera che sembra attraversare la cassa invece di ricoprirla, perché qui il colore non viene semplicemente applicato a una superficie. È la trasparenza dello zaffiro a costruire gran parte dell’identità visiva dell’orologio. Hublot ha lavorato a lungo su questo materiale, trasformandolo da elemento tradizionalmente destinato al vetro in una vera struttura capace di proteggere il movimento lasciandone contemporaneamente visibile l’architettura. Nel Big Bang Sapphire Sky Blue, cassa e lunetta da 44 millimetri sono entrambe realizzate in zaffiro lucidato, mentre il vetro riceve un trattamento antiriflesso.
Ed è proprio osservandolo frontalmente che questo Big Bang inizia a diventare interessante. Il quadrante scheletrato Sky Blue opaco non prova a nascondere la meccanica e la cassa trasparente elimina quasi completamente il confine tra ciò che normalmente consideriamo quadrante, movimento e contenitore. È una sensazione particolare, soprattutto su un Big Bang, un orologio che fin dalla propria nascita ha costruito la sua estetica attraverso strati, sovrapposizioni e componenti volutamente visibili. Qui quegli stessi elementi continuano a esistere, ma lo zaffiro sembra togliere peso all’intera architettura. Il risultato non è un orologio vuoto, bensì una macchina meccanica immersa nella luce.
Naturalmente, parlare di una cassa in zaffiro come se fosse soltanto una scelta cromatica significherebbe ignorare il significato tecnico del materiale. Hublot racconta la propria ricerca sullo zaffiro sintetico come il tentativo di trovare un punto d’incontro tra movimento e cassa: una struttura trasparente capace di mostrare il cuore dell’orologio e, allo stesso tempo, sufficientemente robusta da proteggerlo. È un concetto che si inserisce perfettamente nella filosofia dell’“Art of Fusion” della maison di Nyon, perché in questo caso la materia non serve semplicemente a stupire. Serve a cambiare il modo in cui osserviamo la meccanica.

E la meccanica, in questo Hublot, merita davvero di essere osservata. All’interno del Hublot Big Bang Sapphire Sky Blue troviamo il calibro di manifattura HUB1201, il Meca-10, un movimento scheletrato a carica manuale capace di garantire almeno 240 ore di riserva di carica. Dieci giorni. Un’autonomia importante, ma sarebbe riduttivo fermarsi al numero, perché il vero fascino del Meca-10 nasce dalla sua costruzione. Hublot ha abbandonato la tradizionale platina per affidarsi a lunghi ponti fissati ai lati di un anello utilizzato come base del movimento. L’unione tra questa architettura e i componenti scheletrati crea un effetto tridimensionale particolarmente profondo, visibile tanto attraverso il quadrante quanto osservando l’orologio lateralmente.
È uno di quei casi in cui scheletrare un movimento ha davvero senso. Non perché il mercato sembri chiedere continuamente orologi aperti e trasparenti, ma perché il Meca-10 è stato pensato per trasformare la propria costruzione in parte dell’esperienza visiva. I ponti, le profondità e i diversi livelli del calibro raccontano una meccanica che non vuole essere nascosta sotto un quadrante tradizionale. Racchiuderla in una cassa di zaffiro Sky Blue rende ancora più evidente questa scelta progettuale. Hublot non mostra semplicemente degli ingranaggi. Mostra una struttura.

Il resto dell’orologio segue la stessa direzione senza cercare distrazioni. Il cinturino in caucciù Sky Blue riprende la tonalità dell’insieme ed è abbinato a una chiusura deployante in titanio. L’impermeabilità è garantita fino a 50 metri, mentre la referenza scelta dalla maison è 424.JX.5120.RX. La produzione sarà limitata a soli 100 esemplari, un numero che rende questa interpretazione del Big Bang inevitabilmente destinata a una cerchia molto ristretta di appassionati.
Il Big Bang Sapphire Sky Blue probabilmente dividerà il pubblico, ma sarebbe quasi strano il contrario. Hublot non ha mai costruito la propria storia cercando il consenso unanime e un orologio da 44 millimetri interamente avvolto nello zaffiro azzurro non sembra certo nato per diventare discreto. Eppure sarebbe superficiale liquidarlo come l’ennesimo Big Bang colorato. Dietro quella leggerezza cromatica esiste una ricerca precisa sul materiale e, soprattutto, un movimento che sembra essere stato scelto proprio per sfruttare fino in fondo la trasparenza della cassa.
Forse è questo il paradosso meglio riuscito del nuovo Hublot Big Bang Sapphire Sky Blue. Ha il colore di qualcosa di leggero, quasi impalpabile, ma nasce attorno a una costruzione meccanica complessa e profondamente tridimensionale. Sembra voler catturare il cielo, mentre al suo interno il Meca-10 mostra senza pudore la propria architettura.
E alla fine è difficile immaginare qualcosa di più Hublot di questo.


















