Ci sono nomi che, nell’orologeria, non sono semplici denominazioni di modello ma veri e propri capitoli di storia. La Esmeralda è uno di questi. Parlare oggi del nuovo Girard-Perregaux La Esmeralda significa confrontarsi con un’eredità che affonda le radici nel XIX secolo, quando Constant Girard trasformò un’idea tecnica in un linguaggio estetico destinato a diventare immortale.
Il riferimento è inevitabile: l’orologio da tasca presentato all’Esposizione Universale di Parigi del 1889, premiato con la medaglia d’oro e passato alla storia come La Esmeralda. Non era soltanto un tourbillon straordinario dal punto di vista meccanico, ma una dichiarazione culturale. Per la prima volta, i ponti in oro non erano nascosti, ma esibiti, ordinati, trasformati in architettura visibile. Da quel momento in poi, i Tre Ponti d’Oro non sono più stati solo una soluzione tecnica: sono diventati identità.

Il nuovo La Esmeralda raccoglie questa eredità con un rispetto quasi reverenziale. La cassa, realizzata in oro rosa, abbraccia una presenza importante ma coerente con la solennità del progetto. Non è un orologio che cerca discrezione: è pensato per essere osservato, compreso, riconosciuto. Le superfici lucidate e le proporzioni classiche dialogano con un’estetica che non ha bisogno di seguire le mode contemporanee, perché il suo linguaggio è già stato codificato più di un secolo fa.
Il quadrante, come da tradizione La Esmeralda, è un omaggio diretto all’alta orologeria decorativa. L’utilizzo dello smalto Grand Feu restituisce una profondità cromatica impossibile da ottenere con tecniche industriali, mentre le iscrizioni e le scale sono trattate con una precisione quasi calligrafica. È un quadrante che non vuole colpire, ma accompagnare lo sguardo verso ciò che conta davvero.

E ciò che conta, inevitabilmente, si trova a ore sei. Il tourbillon, sostenuto dai celebri Tre Ponti in Oro, domina la scena con una presenza teatrale ma mai eccessiva. Qui non c’è volontà di spettacolarizzazione fine a sé stessa: il movimento è mostrato perché è nato per essere visto. I ponti, lucidati a specchio e smussati a mano, seguono una geometria che è diventata un archetipo dell’orologeria svizzera.
Il cuore meccanico è un calibro di manifattura Girard-Perregaux appartenente alla famiglia dei Tre Ponti d’Oro, evoluzione moderna di un’architettura storica. La costruzione è interamente pensata attorno al tourbillon, non adattata, non compromessa. La gabbia ruota con la consueta eleganza, offrendo non solo regolazione, ma una lettura visiva del tempo che trascorre in modo quasi ipnotico. La finitura del movimento, visibile anche dal fondello, racconta un livello di artigianalità che non ha bisogno di spiegazioni: anglage manuale, superfici lucidate, coerenza assoluta tra estetica e funzione.

Il nuovo La Esmeralda non è un esercizio nostalgico né una semplice riedizione celebrativa. È la dimostrazione che Girard-Perregaux continua a credere nel valore della continuità, in un’epoca in cui spesso si confonde l’innovazione con la rottura. Qui l’innovazione è silenziosa, interna, rispettosa di un linguaggio che ha già raggiunto una forma di perfezione.
Questo La Esmeralda non si indossa per segnare l’ora, ma per ricordare cosa può essere l’orologeria quando decide di non scendere a compromessi. È un segnatempo che non chiede attenzione immediata, ma la pretende nel tempo, come tutte le opere destinate a durare.


















