C’è qualcosa di tenero nel momento in cui una marca famosa per resistenza, casse robuste e spirito tool-watch decide di guardare al cielo. Tudor lo ha fatto con il nuovo 1926 Luna, il primo modello della sua storia ad aggiungere una complicazione lunare alla linea 1926 — ed è una sorpresa che sfiora il romantico, pur restando fedele al DNA della Maison.
La linea 1926 prende il nome dall’anno in cui “Tudor” venne registrato come marchio da Hans Wilsdorf, e da sempre è quella che più racconta la vocazione classica del brand: quadranti bombati, finiture solen, dettagli vintage, indici applicati e numeri arabi sparsi — un mix perfetto tra ricordo d’epoca e richiami contemporanei. Con il “Luna”, Tudor aggiunge un’ombra poetica: la luna che si mostra e scompare, giorno dopo giorno, a ore sei del quadrante.

Cassa in acciaio da trentanove millimetri, spessore attorno a 10,1 mm, vetro zaffiro bombato, vetro trasparente (no, non è uno dei soliti plexi vintage che graffiano al primo colpo) e una resistenza all’acqua di cento metri: Tudor non tradisce le sue origini robuste neppure quando abbraccia stile più dress. Il bracciale a sette maglie, con le superfici esterne satinate e le maglie centrali lucide, dà quel tocco di “mi vedono, ma senza esagerare”.
I quadranti si offrono in tre varianti: nero, blu e champagne. Ognuno con finitura sunray spazzolata, con numeri arabi applicati alle ore 2, 4, 8, 10 e 12 e gli altri indici a freccia, lancette a gladio. La versione champagne, quella forse più “cinematica”, porta con sé un dettaglio firmato dall’ambasciatore Jay Chou: un disco lunare dorato (“phantom moon”) che emerge da un taglio nero, scompare, poi torna — come in un sipario che si apre e chiude sotto il chiarore notturno.



Il movimento scelto è il Calibro T607-9, basato sul Sellita SW280-1, automatico, con fasi lunari, data, quanti secondi servono, tutto. Frequenza a 4 Hz, riserva di carica intorno alle 38-41 ore, regolato per rispettare gli standard di precisione che ci si aspetta da Tudor, anche se non è un movimento costruito internamente. E Tudor, da buona Maison che sa dove vuole puntare, mantiene la garanzia a cinque anni: un modo per dire che il romanticismo è ben protetto anche sotto il cofano.

Ma perché questo modello conta davvero? Perché rompe un po’ gli schemi. Tudor ha costruito la sua fama su orologi che vanno a fondo, che tengono il passo nelle immersioni, resistenza, tool-watch, stile militare, estetica marittima. Il 1926 Luna cambia musica, introduce una nota poetica, una complicazione che non serve a salvarti la vita ma che serve a farti alzare lo sguardo. E oggi, in un mare di orologi che competono in numeri, millimetri e resistenza, avere qualcosa che parla di luna può fare la differenza.
Il prezzo, rapportato al marchio, alla qualità delle finiture e al plus della complicazione lunare, è sorprendentemente accessibile: un orologio elegante ma con sostanza, non un mero esercizio di stile. Per chi ama che il segnatempo faccia molto più che segnare l’ora: che porti un racconto, che racconti qualcosa del tempo, dello spazio, del cielo.


















