Se gli orologi parlassero – Episodio di Natale: “Campane, Archi e Ticchetti sotto l’albero”3 min read

Se gli orologi potessero parlare nel periodo natalizio, forse il loro suono non sarebbe solo un ticchettio regolare ma un’eco di campane lontane e archi sospesi nell’aria, come note di un carillon antico che accompagna il primo sguardo mattutino verso l’albero illuminato. Così, mentre dicembre scende lento e ogni angolo sembra avvolto da un leggero abbraccio di luci e attesa, gli orologi diventano più di semplici segnatempo: diventano compagni di uno spettacolo che ha il ritmo di una melodia eterna.

Immagina un orologio da polso — non uno qualsiasi, ma quello che ami di più — appoggiato delicatamente su una scrivania decorata con ghirlande di pino e fiocchi rossi. Le lancette si muovono con un’armonia che pare rispecchiare il calore delle luci natalizie, mentre nel silenzio si percepisce il suono morbido delle campane di una cattedrale lontana. Ogni tic, ogni toc, si fonde con le vibrazioni di un’arpa invisibile che suona una melodia sottile, quasi impercettibile, come se il tempo stesso stesse cantando una ninna nanna.

Per un orologio, il Natale potrebbe essere molto più che una data sul calendario. Potrebbe essere il momento in cui la sua voce si fa più profonda, dove il ritmo si allinea a un respiro collettivo fatto di speranza, nostalgia, e aspettative sospese nell’aria fredda della stagione. In quel suono, nel modo in cui le lancette scivolano sul quadrante, si può leggere non solo l’ora ma anche un desiderio di connessione: il desiderio di rallentare, di sentire il momento più che attraversarlo.

Quando la notte natalizia si avvicina e le città si colorano di luce, gli orologi sembrano ascoltare. E poi rispondere, con un linguaggio che è fatta di precisione ma anche di poesia. Un cronografo potrebbe raccontare la corsa tra le strade illuminate nel cuore dei regali affrettati; un orologio complicato potrebbe sussurrare la storia di viaggi interiori fatti di ricordi e riflessioni; un semplice tre lancette potrebbe preferire il linguaggio silenzioso di un ticchettio regolare, come il battito di un cuore che si apre.

E mentre le campane suonano, e gli archi vibrano nelle melodie di Natale, il polso di chi osserva un orologio diventa il centro di un piccolo universo. Un universo in cui il tempo non è solo misurato ma percepito, in cui ogni secondo è un gradino verso qualcosa di più grande: l’incontro, l’abbraccio, lo scambio di sguardi carichi di gratitudine. In quei momenti, quando un orologio tace per ascoltare, è come se il tempo stesso prendesse una pausa, per lasciar spazio al sentimento.

Nel respiro profondo del Natale, il ticchettio non è più separato dalle note di una melodia. È l’accompagnamento di un rito collettivo, di una sincronizzazione silenziosa tra chi è vicino e chi è lontano. Se gli orologi parlassero davvero, forse canterebbero insieme alle campane, come un coro di voci diverse ma armoniche, e gli archi risuonerebbero nei cuori con la stessa naturalezza con cui le lancette girano sul quadrante.

E così, sotto l’albero, tra pacchetti e luci tremolanti, ogni orologio diventa narratore. Racconta storie di tempo condiviso, di attese mantenute, di abbracci ritrovati. Segna non solo le ore, ma i momenti in cui guardiamo il tempo non come un nemico da inseguire, ma come un compagno da abbracciare.
Perché quando le oscillazioni delle lancette si intrecciano con le campane di Natale e le melodie degli archi, il tempo non ci controlla più… ci accompagna.

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