Seduto al centro di un salotto così elegante che persino le piante finte sembrano giudicarti, il nostro protagonista si fa notare: un tourbillon, la star meccanica nata due secoli fa per combattere la gravità… e oggi ridotto a gadget da esibire come se fosse un trofeo da salotto.
“Mi chiamano complicazione” – sospira, mentre la sua gabbia ruota con una grazia esasperante – “ma la vera complicazione è far capire alla gente perché esisto. Giro in tondo tutto il giorno e tutto la notte, e cosa ottengo? Foto in slow motion, storie su Instagram e occhi sgranati di chi pensa che io sia solo un giocattolo di lusso.”

Il tourbillon lancia uno sguardo sarcastico: “Alcuni mi chiamano inutile, altri mi venerano come un dio… ma nessuno capisce davvero cosa faccio. Provo a spiegare che correggo la gravità e ricevo sguardi tipo: ‘Ah sì, interessante… comunque hai visto la mia nuova Porsche?’”
La sua ironia diventa tagliente quando parla del lato sociale: “Più sono costoso, più vengo frainteso. Sono l’accessorio perfetto per stupire amici a cena, e l’illusione di sapere cosa sia un tourbillon diventa più importante della funzione reale. Io giro, giro e giro, e il proprietario… beh, lui gira solo post su Instagram.”

E quando la gabbia completa l’ennesima rotazione, il tourbillon lancia la sua ultima frecciata: “Avrei voluto nascere un semplice tre sfere: preciso, utile, onesto. Ma no, sono il ballerino di alta scuola dell’orologeria, obbligato a girare davanti a un pubblico che non capisce una virgola della mia coreografia. E sapete una cosa? Va benissimo così: almeno continuo a dare spettacolo.”
Così il tourbillon gira, ironico, pungente, e ci ricorda che l’orologeria non è solo misurazione del tempo: è teatro, ego, estetica e un pizzico di follia, ma a volte, è la passione e lo studio di chi davvero comprende e ama questa maestria a fare la differenza.


















