Il prototipo FFC di F.P. Journe: il record che riscrive la storia dell’orologeria indipendente3 min read

Ci sono momenti in cui il mercato dell’orologeria smette di essere solo mercato e diventa un evento che racconta qualcosa di più profondo: un’epoca, una visione, una conferma storica. La vendita del prototipo FFC di F.P. Journe all’ultima Phillips New York Watch Auction: XIII è esattamente questo. Quando il martelletto è caduto su 10,755,000 USD (circa 10,8 milioni), il pubblico ha capito che non si era trattato di un semplice record di vendita, ma di una nuova pietra miliare per l’orologeria indipendente.

Quel prototipo dal quadrante con la mano non era solo un oggetto curioso o un “pezzo unico”. Era — e resta — l’incarnazione di un’idea: decidere di usare la figura umana stessa per indicare il tempo. Una richiesta partita da una conversazione tra Francis Ford Coppola e François-Paul Journe nel 2012, trasformata in un orologio che sembra venire da un’altra epoca, pur essendo fermamente contemporaneo.

Foto by esquire.com

La cifra cui è stato battuto ha fatto letteralmente impallidire molte aspettative. Sì, molti orologi storici e indisputabili capolavori da Patek Philippe o Rolex hanno raggiunto numeri stellari all’asta, ma vederne uno creato da un marchio indipendente centrare 10,8 milioni di dollari è qualcosa che va oltre ogni previsione. Non solo è il più costoso F.P. Journe mai venduto all’asta, ma è anche il più prezioso orologio di un marchio indipendente mai battuto.

Dentro quei 10,8 milioni c’è molto di più di un semplice record. C’è la conferma che la visione di Journe non è più un elemento di nicchia per pochi appassionati: è un valore condiviso, compreso e affermato da una comunità globale di collezionisti e investitori. È la dimostrazione che l’indipendenza, la ricerca, la poesia meccanica e l’autorialità — quelle che François-Paul ha sempre messo al centro del suo fare — possono competere ad armi pari con la storia più blasonata dell’orologeria.

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Il prototipo stesso è unico: uno dei due esemplari creati, con custodia in platino, movimento automatico basato su cal. 1300.3 e il caratteristico indicatore a “mano articolata” per l’ora. Più di un semplice atto meccanico, è un orologio che porta con sé la narrazione di una collaborazione tra un artista del cinema e uno dell’orologeria, tra due modi di vedere il tempo.

Nella frenesia dell’asta, tra telefoni che squillavano e rilanci che arrivavano da ogni continente, il prototipo FFC ha brillato per la sua unicità. Era stimato per oltre 1 milione di dollari — già un risultato notevole per un esemplare del genere — ma nessuna stima avrebbe potuto prevedere l’entità di quella somma finale. Quando l’offerta ha superato i 10 milioni, il silenzio della sala è diventato consapevolezza: qualcosa di storico stava prendendo forma davanti a tutti.

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Ed è proprio questo che conta. Non tanto il valore numerico, ma il significato culturale. Quel prototipo non è stato venduto perché costoso: è costoso perché necessario. La cifra — 10,755,000 USD — è l’espressione visibile di una comunità che riconosce il valore delle idee tanto quanto quello dei materiali nobili o delle complicazioni tecniche. È il momento in cui l’orologeria indipendente ha smesso di essere considerata “di nicchia” per diventare protagonista a pieno titolo nella narrazione globale delle grandi opere del tempo.

Per Horotix, questo risultato non è un semplice record da citare: è una conferma che raccontare l’orologeria come storia e cultura — non solo come commercio — è la strada giusta. Perché a volte ciò che è raro non è solo raro per materiali o numeri: è raro perché è vero.

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