Ci sono momenti, nell’orologeria, in cui il tempo sembra chiudere un cerchio. Momenti in cui la storia non avanza, ma torna indietro, come un pendolo che tocca l’estremo della sua corsa per poi ripartire. E ciò che è accaduto all’asta Sotheby’s, con François-Paul Journe che acquisisce il Breguet n.1890 per la cifra imponente di circa 2.000.000,00 euro, appartiene esattamente a questa categoria. È un gesto che non parla soltanto di collezionismo; parla di eredità, di radici, di identità. Parla del lavoro di un uomo che ha costruito la propria carriera respirando l’aria sottile dei grandi maestri, e che oggi decide di portare a casa uno dei vertici assoluti della produzione di Abraham-Louis Breguet, l’orologiaio che più di tutti ha plasmato il suo modo di intendere il tempo.

Il Breguet n.1890, realizzato tra il 1804 e il 1809, è infatti una sintesi delle idee più ardite del genio francese. Unisce il tourbillon a quattro minuti – soluzione straordinaria già allora, capace di ridurre le influenze della gravità compensando la marcia con una lentezza meditativa – e il rarissimo échappement naturel, sistema inventato per eliminare la necessità di lubrificazione e garantire una maggiore efficienza. Un’architettura prodotta in meno di trenta esemplari, che rappresenta una delle espressioni più pure dell’ambizione breguetiana: creare un orologio che non solo misurasse il tempo, ma ne esplorasse i confini.


E poi c’è la storia. Perché questo n.1890 porta con sé un cammino affascinante. Fu venduto al conte Alexis Razoumoffsky, figura di rilievo dell’aristocrazia russa e parte del circolo culturale attorno a Beethoven. È un orologio che ha attraversato imperi, salotti, guerre, rivoluzioni, custodito da mani che appartenevano a un mondo oggi lontanissimo. Ed è anche l’unico pezzo noto di Breguet a mostrare inciso, tramite pantografo, non il nome dell’orologiaio ma quello del proprietario. Una singolarità che aggiunge un ulteriore strato di fascino a un oggetto che è già, di per sé, la definizione stessa di rarità.
Che ora un simile capolavoro entri nella collezione privata di F.P. Journe ha un significato quasi poetico. Journe non è semplicemente un collezionista, ma un creatore che ha costruito la propria filosofia partendo dalla scuola di pensiero di Breguet. Nel nostro articolo pubblicato a ottobre, “Il tempo che parla con voce antica: Breguet Classique 7225 e l’eredità del No.1176”, abbiamo raccontato quanto profondamente il design e l’approccio di Breguet continuino a riecheggiare nel lavoro dei maestri contemporanei. Questa notizia è la conferma vivente di quella riflessione. È come se il passato avesse richiamato uno dei suoi figli migliori, come se quel tourbillon a quattro minuti avesse attraversato due secoli per tornare nelle mani di chi, oggi, continua a interpretarne il linguaggio.

Immaginare Journe che osserva il n.1890, che ne studia le geometrie, che ne tocca le superfici consumate dal tempo, significa immaginare un dialogo tra due epoche: da una parte l’illuminismo del XIX secolo, con la sua sete di precisione e di razionalità; dall’altra l’alta orologeria contemporanea, sempre più proiettata verso soluzioni tecniche estreme ma ancora profondamente legata a quei concetti nati più di duecento anni fa. Journe non ha comprato un orologio: ha raccolto un testimone. E questo, più di ogni altra cosa, rende la notizia straordinaria.
Il n.1890 non è un pezzo da esibire. È una delle pietre fondanti della storia dell’orologeria, un oggetto che testimonia un momento preciso in cui la meccanica si trasformò in arte. Vederlo tornare nelle mani di un maestro che, nel suo percorso, ha ricreato quell’arte con ostinazione e sensibilità è un gesto che dà senso a questo mondo fatto di ruote, spirali e battiti di bilancieri. E ci ricorda che il tempo, a volte, sa chiudere le sue spirali con una perfezione quasi commovente.
Un capolavoro del passato è tornato a casa. E da oggi, nella collezione di Journe, continua a vivere e a parlare con quella voce antica di cui abbiamo raccontato poche settimane fa. Una voce che non smette mai di insegnare.


















