Hublot Classic Fusion Tributo: il ritorno alle origini, nel segno di Carlo Crocco9 min read

Ci sono orologi che raccontano una storia attraverso la complessità dei loro movimenti, altri che affidano la propria identità a una particolare forma della cassa o a un dettaglio diventato iconico. E poi ci sono orologi che riescono a fare qualcosa di più raro: cambiare il modo in cui viene percepito il lusso. Nel 1980, Carlo Crocco costruì il progetto da cui sarebbe nata Hublot proprio intorno a questa intuizione, accostando due materiali che, nell’orologeria tradizionale, sembravano appartenere a mondi distanti: l’oro e il caucciù. Quarantasei anni dopo, il nuovo Hublot Classic Fusion Tributo torna a quella visione originaria, recuperando le proporzioni e i codici estetici del primo modello per reinterpretarli attraverso le competenze tecniche maturate dalla Manifattura di Nyon. Il risultato non è una semplice operazione nostalgica, ma un dialogo tra l’identità che ha dato vita alla Maison e ciò che Hublot è diventata nel corso della propria storia.

Per comprendere il significato di questa novità bisogna tornare alla nascita del marchio, quando Crocco presentò alla Fiera di Basilea un orologio commercializzato sotto il nome MDM Genève e chiamato Hublot, termine francese che significa oblò. La lunetta, fissata attraverso dodici viti a vista, richiamava proprio la geometria di un oblò nautico, mentre il quadrante nero, essenziale e quasi privo di decorazioni, lasciava che fossero la cassa in oro e il cinturino in caucciù a definire il carattere dell’insieme. In un settore ancora fortemente legato ai codici classici dell’orologeria di lusso, quella combinazione rappresentava una scelta anticonvenzionale. L’oro portava con sé una tradizione secolare di prestigio, mentre il caucciù introduceva una dimensione pratica e sportiva, lontana dall’immagine più formale dell’orologio prezioso. La forza dell’intuizione di Crocco stava proprio nella capacità di far convivere questi elementi senza che uno prevalesse sull’altro. Da quella prima creazione sarebbe nata una delle identità estetiche più riconoscibili dell’orologeria contemporanea.

Il Classic Fusion Tributo recupera questa impostazione con un’attenzione particolare alle proporzioni. La cassa passa dai 36 millimetri del modello originario a 38 millimetri di diametro, mantenendo uno spessore di 9,5 millimetri che contribuisce a preservare una silhouette relativamente sottile e discreta. È una scelta importante, soprattutto considerando quanto il design di Hublot sia stato spesso associato, negli anni successivi, a casse imponenti e a una presenza scenica decisamente più marcata. Qui il linguaggio è diverso: il Tributo non cerca di stupire attraverso le dimensioni, ma attraverso l’equilibrio delle forme e il contrasto dei materiali. La lunetta conserva le dodici viti leggermente bombate, che riprendono il disegno del primo Hublot e diventano anche riferimenti visivi per la lettura dell’ora, in assenza di indici tradizionali sul quadrante. Le teste delle viti presentano la caratteristica forma a H della Maison e sono realizzate in titanio lucido nella versione in oro giallo, mentre nella variante in oro bianco adottano una finitura nera. La corona a vite e l’impermeabilità fino a 100 metri introducono inoltre un aggiornamento funzionale che rende il progetto più adatto alle esigenze quotidiane, senza tradire la semplicità della creazione originale.

Le due interpretazioni del Classic Fusion Tributo condividono la stessa architettura, ma sviluppano personalità differenti attraverso la scelta dell’oro e del quadrante. La versione in oro giallo 18 carati, identificata dalla referenza 262.VX.1130.RX.MDM, è quella che più direttamente richiama l’estetica del 1980. Le superfici lucide e satinate della cassa incorniciano un quadrante nero laccato, caratterizzato da riflessi antracite che emergono con il movimento della luce. Le lancette dorate e la data a ore 3 mantengono una disposizione essenziale, mentre a ore 6 compare la firma MDM, riprodotta in oro attraverso tampografia. Non è un dettaglio puramente decorativo: il richiamo alla denominazione storica collega questa nuova creazione alla stagione in cui Carlo Crocco immaginò un orologio capace di sottrarsi alle convenzioni, facendo della combinazione tra metalli preziosi e materiali contemporanei il proprio tratto distintivo. Anche la massa oscillante in oro giallo contribuisce a mantenere una continuità materica tra l’esterno e il movimento.

La versione in oro bianco 18 carati, referenza 262.WX.6870.RX.MDM, sceglie invece un linguaggio più freddo e formale. Il quadrante è realizzato in onice nero lucido, una pietra naturale la cui superficie riflettente conferisce profondità alla composizione senza bisogno di texture elaborate o decorazioni aggiuntive. Il contrasto tra il nero intenso dell’onice, le superfici metalliche della cassa e le dodici viti scure della lunetta restituisce un’immagine più rigorosa, quasi architettonica. Se l’oro giallo conserva il legame più immediato con il primo Hublot, l’oro bianco ne offre una lettura più contemporanea e sofisticata, nella quale la riduzione degli elementi grafici lascia emergere soprattutto la qualità delle superfici. Anche in questo caso la firma MDM a ore 6 mantiene il collegamento con le origini della Maison. Le due versioni dimostrano così come sia possibile modificare profondamente la percezione di un orologio intervenendo su pochi elementi, senza alterarne l’impianto fondamentale.

Il cinturino in caucciù nero, con la sua caratteristica superficie scanalata, resta uno dei protagonisti del progetto. È l’elemento che più chiaramente conserva la filosofia di Crocco: un materiale scelto non per imitare la pelle o per apparire prezioso, ma per le sue qualità e per il contrasto che crea con l’oro. Le anse a vista evidenziano il raccordo tra cinturino e cassa, lasciando leggibile l’architettura dell’orologio. Coerentemente con questa scelta, Hublot ha rinunciato al sistema di sostituzione rapida One Click, preferendo una costruzione più vicina a quella del modello storico. La decisione può sembrare controcorrente in un’epoca in cui la versatilità dei cinturini intercambiabili è diventata un argomento commerciale importante, ma risponde a una logica precisa: il Classic Fusion Tributo non vuole essere una piattaforma sulla quale cambiare continuamente stile, bensì una reinterpretazione fedele di un progetto nel quale ogni materiale svolge una funzione estetica ben definita.

La trasformazione più significativa si trova tuttavia all’interno della cassa. Il primo Hublot del 1980 era animato da un movimento al quarzo, coerente con la ricerca di un orologio pratico e moderno per il suo tempo. Il Classic Fusion Tributo adotta invece il calibro automatico HUB1711, sviluppato da Hublot sulla base dell’architettura Zenith Elite 670. È qui che emerge la distanza tra l’originale e la sua reinterpretazione contemporanea: il disegno esterno resta fedele all’idea di Crocco, mentre il cuore meccanico riflette l’evoluzione tecnica della Maison e il rapporto industriale con Zenith. Il movimento lavora a 28.800 alternanze l’ora, pari a 4 Hz, ed è composto da 185 elementi. La riserva di carica è indicata da Hublot in circa 50 ore nel comunicato ufficiale, mentre diverse pubblicazioni specializzate riportano 60 ore per il calibro HUB1711: una differenza tra le fonti che merita di essere segnalata anziché appianata senza spiegazioni. Attraverso il fondello in vetro zaffiro è possibile osservare la massa oscillante scheletrata a forma di H, realizzata in oro giallo da 22 carati nella versione in oro giallo e in tungsteno nero nella versione in oro bianco. Il rotore diventa così un ulteriore elemento di continuità visiva con l’identità della Maison, trasformando una componente funzionale in parte integrante del linguaggio estetico.

Anche il rapporto di Carlo Crocco con questo ritorno alle origini va oltre la semplice citazione storica. Il fondatore ha partecipato idealmente alla rilettura del progetto, riconoscendo nella nuova interpretazione la continuità della propria intuizione e l’evoluzione delle competenze sviluppate nel corso degli anni. Il lancio è accompagnato da una donazione di 100.000 franchi svizzeri alla fondazione Main Dans la Main, istituita da Crocco nel 1998 e impegnata in progetti umanitari ed educativi a sostegno di bambini e comunità vulnerabili. È un elemento che aggiunge una dimensione personale all’operazione: il nome MDM sul quadrante non rimanda soltanto alla storia industriale del primo Hublot, ma anche a un impegno che continua al di fuori dell’orologeria.

Il nuovo Classic Fusion Tributo è disponibile in entrambe le versioni attraverso una selezione di boutique Hublot e sul sito ufficiale della Maison. Il prezzo di listino italiano è di 30.200 euro per ciascuna variante. Non si tratta di un’edizione limitata, ma di un ingresso stabile nella collezione, una scelta che permette al modello di occupare una posizione precisa nel catalogo anziché essere confinato a una celebrazione temporanea. La cifra lo colloca naturalmente in una fascia esclusiva, nella quale il valore percepito nasce dall’unione di oro massiccio, lavorazioni, identità storica e movimento automatico. Il suo interesse, però, non dipende soltanto dai materiali preziosi: sta soprattutto nella capacità di riportare in primo piano una delle idee più importanti nella storia del marchio, senza trasformarla in una replica immobile del passato.

Il Classic Fusion Tributo è, in definitiva, un esercizio di equilibrio. Hublot non rinnega l’evoluzione che l’ha portata a diventare una Manifattura contemporanea, ma riconosce che la propria identità non può essere compresa fino in fondo senza tornare al progetto di Carlo Crocco. Le dodici viti sulla lunetta, il quadrante essenziale, l’oro e il caucciù non sono semplici citazioni stilistiche: rappresentano i componenti di un’idea che nel 1980 aveva messo in discussione le convenzioni dell’orologeria di lusso. Oggi quella stessa idea viene riproposta con proporzioni aggiornate, una costruzione più evoluta e un movimento automatico, ma conserva la sua qualità più importante: la capacità di mettere in relazione elementi apparentemente lontani. A volte, per guardare avanti, un marchio deve prima ricordare con precisione da dove è partito. Con il Classic Fusion Tributo, Hublot sceglie di farlo tornando al proprio primo gesto di rottura.

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