Ci sono collaborazioni che nascono mettendo insieme due nomi e altre che, prima ancora di diventare un orologio, sembrano già avere qualcosa da raccontare. Atelier Wen e Massena LAB appartengono alla seconda categoria. Da una parte c’è una giovane Maison sino-francese che negli ultimi anni ha costruito la propria identità cercando di dimostrare quanto la cultura orologiera cinese possa dialogare con la grande tradizione svizzera. Dall’altra c’è William Massena, figura ormai riconoscibile dell’orologeria indipendente contemporanea, che attraverso Massena LAB ha fatto della ricerca, della contaminazione e della reinterpretazione del passato una vera forma di linguaggio. Il risultato del loro incontro è l’Inflection Shuò, un orologio nel quale Oriente e Occidente non vengono semplicemente accostati: vengono costretti a convivere sullo stesso quadrante.
Il nome Shuò significa “scintillante”, “radioso”, e già questa scelta racconta molto del progetto. Perché l’Inflection Shuò non cerca la propria identità attraverso una singola caratteristica spettacolare, ma attraverso il modo in cui materiali, superfici e decorazioni reagiscono alla luce. Il tantalio della cassa, il tremblage dell’oro, le incisioni manuali, le lancette azzurrate e il gioco fra superfici lucide, satinate e sabbiate costruiscono infatti un orologio che cambia continuamente mentre lo si osserva. È una qualità che appartiene alla migliore alta orologeria: non qualcosa che si vede tutto in una volta, ma qualcosa che si scopre lentamente.

Alla base del progetto c’è l’Inflection, la collezione con cui Atelier Wen aveva già compiuto un salto importante nella propria evoluzione. Presentata nel 2025, l’Inflection aveva portato il marchio verso un territorio decisamente più ambizioso, utilizzando per la prima volta una cassa e un bracciale integrato realizzati in tantalio praticamente puro, al 99,9%, e abbinandoli a un movimento personalizzato di Girard-Perregaux. Con Shuò, quella stessa architettura diventa il punto di partenza per un esercizio ancora più sofisticato, nel quale il quadrante assume un ruolo quasi scultoreo.
Il tantalio merita già da solo una parentesi. È uno dei materiali più affascinanti e difficili da utilizzare nell’orologeria contemporanea. Ha un caratteristico colore grigio-blu, una densità elevatissima e una straordinaria resistenza alla corrosione, ma soprattutto è notoriamente difficile da lavorare. Atelier Wen ha scelto di utilizzare tantalio al 99,9% non soltanto per il suo aspetto, ma proprio perché le sue difficoltà di lavorazione rendono ancora più significativo il lavoro necessario per trasformarlo in una cassa dalle superfici complesse come quella dell’Inflection.
Qui non ci sono grandi superfici piatte sulle quali nascondere facilmente una lavorazione imperfetta. La cassa alterna infatti forme concave e convesse, mentre le diverse superfici sono trattate con spazzolatura verticale, sabbiatura e lucidatura a specchio. I bordi smussati lucidati catturano la luce e la restituiscono in maniera completamente diversa rispetto alle zone satinate. Il risultato è una costruzione che sembra quasi liquida, nonostante il peso e la densità del materiale.
Le dimensioni sono sorprendentemente contenute per un orologio di questa complessità: 40 millimetri di diametro, 45 millimetri da ansa ad ansa e appena 10,2 millimetri di spessore compreso il vetro. La proporzione fra diametro e lunghezza delle anse contribuisce a rendere l’Inflection molto più compatto di quanto la presenza scenica possa far immaginare. L’impermeabilità raggiunge inoltre i 100 metri, una caratteristica che evita di relegare questo oggetto al semplice ruolo di orologio da collezione.
Ma è sul quadrante che l’incontro fra Atelier Wen e Massena LAB diventa davvero interessante.
La base è realizzata in oro massiccio 18 carati e viene proposta in due interpretazioni: una versione con oro bianco e una con una combinazione di oro bianco e oro rosa. Non è una scelta semplicemente cromatica. L’oro diventa il supporto necessario per una delle tecniche decorative più difficili e affascinanti dell’orologeria tradizionale: il tremblage.
Il termine descrive una tecnica nella quale l’incisore utilizza un bulino tenuto manualmente e lo muove continuamente con piccole oscillazioni, creando migliaia di minuscole sfaccettature irregolari sulla superficie del metallo. Non esiste una vera scorciatoia industriale per ottenere lo stesso effetto. Ogni millimetro del quadrante viene lavorato manualmente e un errore significativo può costringere l’artigiano a ricominciare da capo. Nel caso dell’Inflection Shuò, il tremblage è stato eseguito dalla specialista Coralie Mercier per GT Cadrans, realtà svizzera specializzata nella produzione e decorazione di quadranti.
È una superficie difficile da fotografare e probabilmente ancora più difficile da descrivere. A seconda dell’angolo della luce, il quadrante sembra quasi muoversi. La texture frantuma i riflessi e li distribuisce in migliaia di piccole variazioni, creando una profondità che nessuna stampa, nessuna finitura industriale e nessuna semplice lavorazione spazzolata potrebbe replicare allo stesso modo.


Poi arrivano i numeri.
Ed è qui che la collaborazione assume il suo significato più evidente. Il layout prende ispirazione dai cosiddetti California dial, nei quali numeri arabi e numeri romani vengono normalmente combinati sullo stesso quadrante. Atelier Wen e Massena LAB ne propongono però una rilettura completamente diversa: al posto della tradizionale alternanza fra arabi e romani compaiono numeri arabi personalizzati e caratteri cinesi scritti a mano.
I numeri arabi sono stati disegnati appositamente da William Massena, mentre i caratteri cinesi sono stati commissionati da Atelier Wen a un calligrafo di Hong Kong. Ogni numero viene poi inciso manualmente. Il risultato non vuole imitare una tradizione preesistente, ma crearne una nuova attraverso l’incontro di due alfabeti, due culture visive e due modi differenti di interpretare lo spazio del quadrante.
È un dettaglio importante perché evita uno degli errori più comuni nelle collaborazioni internazionali: limitarsi ad aggiungere simboli culturali a un progetto già definito. Qui la cultura cinese non è un elemento decorativo applicato alla fine. È parte della grammatica stessa dell’orologio.
All’esterno del quadrante compare inoltre un motivo huiwen, una decorazione tradizionale cinese caratterizzata da un andamento geometrico continuo. È quasi una cornice, ma funziona anche come ulteriore elemento di connessione fra la superficie preziosa del quadrante e la cultura visiva che Atelier Wen porta nel progetto.
Le lancette, al contrario, scelgono una strada quasi minimalista. Sono lancette a foglia azzurrate, tridimensionali e costruite su tre piani, con una superficie centrale satinata e lati fortemente lucidati e concavi. La lancetta dei minuti viene inoltre piegata manualmente. È una soluzione che permette di mantenere la leggibilità senza aggiungere ulteriore complessità visiva a un quadrante che, già da solo, contiene una quantità enorme di informazioni decorative.

Sotto questo esercizio di alta decorazione batte un cuore svizzero di grande interesse: il calibro GP03300 di Girard-Perregaux.
Non si tratta però di un movimento semplicemente acquistato e inserito nella cassa. Atelier Wen ha lavorato con Girard-Perregaux per personalizzare profondamente il calibro, intervenendo soprattutto sull’architettura dei ponti e sulla loro decorazione. Il risultato è un movimento nel quale le forme curve sembrano proseguire idealmente quelle della cassa e del bracciale.
I ponti scheletrati sono caratterizzati da linee sinuose ispirate ai movimenti del vento così come vengono rappresentati nella pittura tradizionale cinese. Le superfici presentano anglage, angoli esterni e Côtes de Genève ondulate disposte radialmente, mentre la finitura scura al rutenio crea un contrasto deciso con il rotore personalizzato. Quest’ultimo presenta una forma ispirata al vento ed è rifinito con una placcatura in oro rosa 5N.
È difficile non notare la coerenza del progetto. Il vento che ispira i ponti non è un elemento puramente grafico: diventa una metafora per un movimento che deve sembrare leggero, fluido e quasi sospeso, in evidente contrasto con la pesantezza del tantalio. Atelier Wen parla esplicitamente di questa opposizione fra la massa del materiale e la leggerezza suggerita dalle forme del movimento. È una delle idee progettuali più riuscite dell’intero orologio.
Il GP03300 è un automatico da 27 rubini, lavora a 28.800 alternanze all’ora, pari a 4 Hz, e offre circa 48 ore di riserva di carica. È regolato in cinque posizioni e alla temperatura, dispone della funzione stop-seconds e, attraverso il fondello in zaffiro, permette di osservare l’intera costruzione del movimento.

E proprio il fondello è il punto nel quale il progetto sembra completare il proprio percorso. Davanti abbiamo una cultura cinese reinterpretata attraverso tecniche decorative svizzere e una grammatica estetica sviluppata insieme a Massena LAB. Dietro troviamo invece un movimento di Girard-Perregaux nel quale l’architettura occidentale viene reinterpretata attraverso motivi ispirati alla pittura cinese.
È un dialogo che funziona in entrambe le direzioni.
Anche il bracciale integrato segue la stessa filosofia. È interamente realizzato in tantalio al 99,9% e alterna ancora una volta superfici spazzolate e lucidate. La larghezza parte da 22 millimetri all’attacco con la cassa e scende fino a 18 millimetri alla fibbia. Il sistema di microregolazione brevettato e attivabile senza strumenti offre quattro posizioni di regolazione, mentre il sistema di sgancio rapido permette di separare il bracciale dalla cassa con maggiore facilità.
È un dettaglio che potrebbe sembrare secondario, ma racconta bene la filosofia con cui è stato progettato l’orologio. L’Inflection Shuò non vuole essere prezioso soltanto sulla carta. Il tantalio, per quanto raro e costoso da lavorare, viene utilizzato anche in un componente destinato a essere continuamente manipolato e vissuto. Non c’è quindi una separazione netta fra la parte “da osservare” e quella “da indossare”.
La produzione è limitata a 50 esemplari complessivi. Dieci appartengono alla versione con quadrante in oro bianco e sono destinati a clienti selezionati di Atelier Wen e Massena LAB; i restanti quaranta utilizzano la configurazione con oro bianco e oro rosa e sono stati messi a disposizione del pubblico. Le richieste sono state aperte dal 26 agosto 2026 e le consegne sono previste a partire dai primi mesi del 2027.
Il prezzo ufficiale è di 33.800 franchi svizzeri, tasse escluse; sul sito europeo di Atelier Wen il prezzo indicato per il mercato europeo è invece 35.900 euro. La produzione estremamente limitata e la complessità delle lavorazioni spiegano una proposta che si colloca ormai in un territorio molto diverso da quello delle prime collezioni Atelier Wen.
Ed è forse questo il dato più interessante dell’Inflection Shuò.
Atelier Wen è un marchio relativamente giovane, ma osservando il percorso compiuto in pochi anni si comprende quanto sia cambiata la sua ambizione. Dalle prime esperienze con i quadranti in porcellana alla collezione Perception, passando per Ancestra e arrivando all’Inflection in tantalio, la Maison ha progressivamente spostato il proprio baricentro verso una forma di alta orologeria nella quale la cultura cinese non viene utilizzata come semplice elemento distintivo, ma diventa una vera materia progettuale.
Massena LAB, dal canto suo, ha trovato in Atelier Wen qualcosa che non può essere costruito artificialmente: una cultura estetica realmente diversa dalla propria.
E forse è proprio questa la differenza fra una collaborazione riuscita e una collaborazione soltanto commerciale. Non si tratta di decidere quale delle due identità debba prevalere. Si tratta di trovare un territorio nel quale entrambe possano cambiare senza perdere sé stesse.
L’Inflection Shuò sembra riuscirci.
Il tantalio racconta la modernità e la difficoltà tecnica. Il tremblage porta con sé una tradizione artigianale europea antichissima. I numeri arabi e la calligrafia cinese trasformano il quadrante in un incontro visivo. Il motivo huiwen porta la cultura cinese sulla superficie dell’orologio. E il movimento Girard-Perregaux, con i suoi ponti ispirati al vento, trasforma quella stessa cultura in architettura meccanica.
Non è un orologio che parla contemporaneamente due lingue.
È un orologio nel quale due lingue hanno imparato a parlare fra loro.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui l’Atelier Wen x Massena LAB Inflection Shuò merita attenzione ben oltre i suoi cinquanta esemplari. Perché rappresenta una fase nella quale l’orologeria indipendente non si limita più a cercare nuove forme, nuovi materiali o nuove complicazioni, ma comincia a interrogarsi su qualcosa di ancora più interessante: che cosa può accadere quando tradizioni orologiere differenti smettono di guardarsi da lontano e decidono finalmente di costruire insieme qualcosa di nuovo.


















