M.A.D.3 Vincent Calabrese: quando il tempo smette di saltare e comincia a muoversi9 min read

Ci sono orologi che mostrano il tempo e altri che provano a raccontarlo. Il M.A.D.3 appartiene senza esitazione alla seconda categoria. Perché dietro la sua estetica colorata, quasi giocosa, dietro una cassa che sembra uscita da un laboratorio di design e dietro quell’indicazione dell’ora che a prima vista può persino sembrare difficile da decifrare, c’è una delle domande più semplici e allo stesso tempo più profonde dell’orologeria meccanica: come dovrebbe muoversi il tempo?

La risposta arriva da Vincent Calabrese, uno dei grandi pensatori indipendenti della moderna orologeria, e da una delle sue creazioni più personali, il Baladin. M.A.D.Editions, il progetto nato all’interno dell’universo MB&F, prende quell’idea e la trasporta nel presente con il M.A.D.3 Vincent Calabrese, terzo capitolo di una storia che Max Büsser aveva immaginato proprio per celebrare la creatività meccanica al di fuori dei percorsi convenzionali.

Foto by mbandf.com

Il nome di Calabrese, del resto, non ha bisogno di essere associato a un semplice esercizio di stile. Nato a Napoli e trasferitosi in Svizzera da adolescente, ha costruito in oltre cinquant’anni una carriera completamente personale, fatta di brevetti, invenzioni, collaborazioni e soprattutto di una continua volontà di mettere in discussione il modo tradizionale di costruire e leggere un orologio. Nel 1985 fu tra i fondatori dell’Académie Horlogère des Créateurs Indépendants, l’AHCI, e il suo percorso comprende anche la straordinaria architettura del movimento del Corum Golden Bridge. Il suo nome è legato a una concezione dell’orologeria nella quale il meccanismo non deve necessariamente nascondersi dietro al quadrante: può diventare il racconto stesso dell’orologio.

È una filosofia che trova nel Baladin una delle sue espressioni più affascinanti. Calabrese non amava l’idea dell’ora saltante tradizionale, quel passaggio improvviso nel quale un numero scompare e quello successivo compare istantaneamente. Dal suo punto di vista c’era qualcosa di concettualmente sbagliato: il tempo reale non salta. Scorre. E allora perché non rendere visibile proprio quel passaggio?

Il Baladin nasce da questa intuizione. L’ora non cambia semplicemente da una cifra all’altra: si sposta progressivamente. Il disco delle ore e l’indicazione dei minuti creano un movimento continuo, nel quale l’avvicinarsi della nuova ora diventa parte integrante della lettura del tempo. L’idea comparve nella produzione di Calabrese già negli anni Novanta e sarebbe tornata più volte nel suo percorso creativo. Il suo stesso archivio racconta il Baladin del 1996 come parte della collezione “Les Ludiques”, mentre negli anni successivi il principio delle ore vagabonde sarebbe stato reinterpretato in altre forme.

M.A.D.3 non è quindi una riedizione del Baladin. Ed è proprio questo il punto.

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MB&F e Calabrese non hanno voluto prendere un vecchio orologio, ridisegnarne la cassa e riproporlo con un movimento moderno. Hanno preso l’idea del Baladin e l’hanno completamente riprogettata affinché potesse vivere nel mondo di M.A.D.Editions. Una differenza fondamentale, perché il meccanismo originale era profondamente artigianale e non poteva essere semplicemente replicato per una produzione più ampia. Il team tecnico ha quindi sviluppato da zero il modulo delle ore vagabonde, lavorando sulla trasmissione dell’energia, sulle tolleranze, sull’affidabilità e sulla stabilità dell’insieme, senza perdere quella caratteristica transizione lenta che rende il concetto di Calabrese così particolare.

Ed è qui che il M.A.D.3 diventa qualcosa di più di un oggetto curioso.

Guardandolo frontalmente, il quadrante sembra costruito per sottrarsi alle convenzioni. Un anello dei minuti in zaffiro bombé occupa la periferia, mentre all’interno un disco colorato ruota lentamente. Un’apertura mostra l’ora e un indicatore triangolare accompagna la lettura dei minuti. Al centro compare poi la lancetta dei secondi, con la sua estremità a freccia. Il risultato è apparentemente complesso, ma in realtà risponde a una logica precisa: il tempo viene distribuito nello spazio anziché concentrarsi nel tradizionale centro del quadrante.

La magia arriva quando si osserva il cambio dell’ora.

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A pochi minuti dal passaggio, l’ora corrente comincia lentamente a lasciare la propria posizione mentre quella successiva prende progressivamente il suo posto. Non c’è il piccolo “scatto” che siamo abituati ad associare a un jumping hour. C’è invece un movimento che dura alcuni minuti e che trasforma il passaggio da un’ora all’altra in un piccolo spettacolo meccanico. Il tempo, per una volta, non viene soltanto indicato: viene mostrato mentre accade.

È una distinzione sottile, ma fondamentale.

La maggior parte degli orologi meccanici ci insegna a considerare il movimento delle lancette come qualcosa di quasi invisibile. Persino quando osserviamo un secondo avanzare, la meccanica rimane generalmente subordinata alla funzione. Nel M.A.D.3 accade il contrario: il meccanismo diventa protagonista e la lettura dell’ora nasce direttamente dal modo nel quale gli ingranaggi decidono di muoversi.

Per ottenere tutto questo, M.A.D.Editions utilizza come base il calibro svizzero Manufacture La Joux-Perret G111, sul quale è stato sviluppato un modulo bidirezionale per le ore e i minuti progressivi. È un movimento automatico relativamente compatto, con un diametro di 25,6 millimetri e uno spessore di 4,45 millimetri. Lavora a 4 Hz, ovvero 28.800 alternanze all’ora, utilizza 24 rubini e offre una riserva di carica di 55 ore. Ma il dato davvero interessante non è nessuno di questi numeri preso singolarmente: è il lavoro necessario per far convivere un movimento di base industriale con una complicazione che, nella sua concezione originale, apparteneva a una dimensione quasi artigianale.

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È anche un esempio perfetto di ciò che M.A.D.Editions vuole essere.

M.A.D.Editions non è stata concepita come una Maison tradizionale con una collezione permanente e un linguaggio estetico rigidamente definito. MB&F la descrive piuttosto come una sorta di casa editrice creativa: ogni progetto nasce dall’incontro con una persona, un designer, un’idea o una particolare visione dell’orologeria. Dopo il M.A.D.1 di Max Büsser e il M.A.D.2 sviluppato con Eric Giroud, il M.A.D.3 porta al centro della scena un autore esterno al nucleo creativo diretto di MB&F, ma perfettamente affine alla sua idea di libertà progettuale.

E proprio Eric Giroud torna anche qui, questa volta come autore della cassa.

Il M.A.D.3 misura 40 millimetri di diametro, 12,7 millimetri di spessore e 43,7 millimetri da ansa ad ansa. È realizzato in acciaio inossidabile 316L e mantiene alcune delle caratteristiche che hanno contribuito a costruire il linguaggio M.A.D.Editions, ma lo fa con un’interpretazione più contenuta rispetto alle forme radicali del M.A.D.1. Le anse sembrano quasi sospese rispetto alla cassa, mentre l’architettura stratificata crea una profondità che diventa particolarmente evidente quando la luce attraversa i diversi livelli di zaffiro e gli elementi trasparenti del quadrante.

Il doppio vetro zaffiro bombé, trattato antiriflesso su entrambe le facce nella parte superiore e sul lato interno del fondello, contribuisce a questa sensazione quasi tridimensionale. Non è una scelta puramente estetica: il quadrante del M.A.D.3 vive proprio della sovrapposizione di superfici, trasparenze e profondità. Anche la Super-LumiNova viene integrata all’interno di questa architettura, emergendo in modo diverso a seconda della luce disponibile.

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Il colore, naturalmente, fa il resto.

Per il lancio sono state create due versioni. La Blue, destinata al pubblico attraverso il sistema di raffle di M.A.D.Editions, e la Pink, caratterizzata da una tonalità che MB&F definisce “sunny raspberry” e riservata ai membri della Tribe e ai Friends del progetto. La distribuzione stessa racconta qualcosa della filosofia M.A.D.Editions: non un normale lancio commerciale, ma una modalità di assegnazione pensata per evitare le classiche liste d’attesa infinite e dare agli appassionati una possibilità di partecipazione più diretta. La raffle della versione blu, aperta il 1° settembre 2026, si è chiusa il 7 settembre.

Il prezzo è forse la parte più sorprendente dell’intero progetto. Il M.A.D.3 viene proposto a 2.900 CHF, (3.081,45 EUR) IVA esclusa, mantenendo quella filosofia di accessibilità che ha accompagnato M.A.D.Editions sin dal primo progetto. È una cifra che, naturalmente, va letta nel contesto del mercato dell’orologeria indipendente e soprattutto considerando la complessità del modulo sviluppato per il Baladin.

Anche il retro nasconde una piccola storia.

Attraverso il fondello in zaffiro si può osservare la massa oscillante scheletrata del movimento. Ma mentre il rotore gira, le sue aperture rivelano progressivamente una frase scelta per rappresentare lo spirito di Calabrese: “Il est assez aisé de plaire aux autres, bien plus ardu d’être fier de soi”. Tradotta, significa che è abbastanza facile piacere agli altri, molto più difficile essere fieri di sé stessi. È una frase che sembra quasi scritta per raccontare il percorso di un uomo che ha passato la propria carriera a percorrere strade che altri avrebbero probabilmente evitato.

Ed è forse proprio questo il punto nel quale il M.A.D.3 smette definitivamente di essere soltanto un orologio curioso.

Perché dietro il colore, dietro il design di Giroud e dietro la firma MB&F c’è una precisa idea di orologeria: non bisogna necessariamente accettare il modo nel quale ci è stato insegnato a leggere il tempo. Calabrese lo aveva già capito decenni fa. Büsser ha costruito un’intera filosofia creativa attorno allo stesso principio. M.A.D.Editions, in questo caso, diventa il luogo nel quale le due visioni possono incontrarsi.

Il M.A.D.3 non vuole essere il più complicato, il più prezioso o il più estremo degli orologi MB&F. Non ne avrebbe bisogno. La sua forza è un’altra: prende una vecchia intuizione, la libera dalla nostalgia e la trasforma in qualcosa di contemporaneo.

È un orologio nel quale il tempo non fa semplicemente tic-tac e non si limita a saltare da un’ora alla successiva. Si sposta, lentamente, quasi con una propria volontà. E mentre lo osserviamo, ci ricorda una cosa che l’orologeria meccanica conosce da sempre ma che raramente riesce a mostrare così bene: il tempo non è una cifra sul quadrante.

È movimento.

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