Dunselman “The Black Tulip”: precisione, indipendenza e misura4 min read

Nel panorama dell’orologeria indipendente contemporanea esistono due strade. C’è chi sceglie di stupire con l’accumulo di complicazioni e chi, invece, decide di affermarsi attraverso la coerenza progettuale. Il Dunselman “The Black Tulip”, firmato da Annelinde Dunselman, appartiene chiaramente alla seconda categoria.

Non è un orologio concepito per battere record di complessità. Non nasce per competere sul terreno delle iper-complicazioni. È piuttosto un progetto di debutto consapevole, costruito attorno a un movimento sviluppato internamente e pensato per esprimere indipendenza tecnica e maturità ingegneristica.

Il cuore del Black Tulip è il calibro D202.5, un movimento a carica manuale sviluppato nell’arco di oltre due anni. Si tratta di una costruzione meccanica solida, composta da circa centoventicinque componenti principali, con un diametro di poco superiore ai trentuno millimetri e uno spessore di circa 7,8 millimetri. La frequenza di funzionamento è di 3 Hz, ovvero 21.600 alternanze all’ora, una scelta che privilegia stabilità e regolarità di marcia, mentre la riserva di carica raggiunge le cento ore, un valore generoso per un movimento manuale di questa categoria.

Questi numeri, presi singolarmente, non gridano al primato assoluto. Ma è proprio qui che emerge la filosofia del progetto. Il D202.5 non cerca l’eccesso. Cerca equilibrio.

L’elemento tecnico che distingue realmente il Black Tulip è la funzione di zero-reset dei secondi. Quando si estrae la corona per regolare l’ora, la lancetta dei secondi non si limita a fermarsi, come avviene nei tradizionali sistemi di hacking. Torna istantaneamente a zero. Questo consente una regolazione estremamente precisa dell’orologio, rendendo l’operazione intuitiva e accurata.

Integrare un sistema di zero-reset in un movimento manuale richiede una progettazione attenta. Non si tratta semplicemente di bloccare l’organo regolatore, ma di introdurre un meccanismo capace di riportare la lancetta alla posizione di partenza senza compromettere la stabilità del treno del tempo. Le sollecitazioni devono essere distribuite correttamente, i ritorni devono essere netti ma controllati, e la ripetibilità dell’azione deve essere garantita nel tempo. È una complicazione discreta, ma ingegneristicamente significativa.

L’architettura del movimento riflette questa impostazione. I ponti sono disegnati con linee pulite e proporzioni equilibrate, mentre le finiture — anglage sui bordi, perlage sulla platina, superfici rodiate — testimoniano un’attenzione artigianale coerente con la natura indipendente del progetto. Non c’è ostentazione decorativa. C’è cura.

Anche la scelta della frequenza a 3 Hz appare coerente con l’obiettivo di contenere il consumo energetico e garantire la lunga autonomia dichiarata. Una riserva di carica di cento ore non è soltanto un dato tecnico, ma un’indicazione di progettazione: significa aver lavorato sull’efficienza del sistema nel suo complesso.

Il design del Black Tulip mantiene la stessa sobrietà. Le proporzioni sono equilibrate, il quadrante è leggibile, l’insieme comunica rigore più che teatralità. Il nome richiama il tulipano nero, simbolo olandese di rarità e perfezione, ma non si traduce in eccessi visivi. È una dichiarazione culturale più che un effetto scenico.

Per noi di Horotix, il valore del Black Tulip risiede proprio in questa misura. In un’epoca in cui l’orologeria indipendente spesso si esprime attraverso superlativi, Annelinde Dunselman ha scelto una strada diversa: costruire un movimento solido, coerente e tecnicamente raffinato, capace di distinguersi per intelligenza progettuale piuttosto che per accumulo di complicazioni.

Il Black Tulip non vuole essere l’orologio più complesso del mondo. Vuole essere un orologio ben progettato.

E nell’orologeria vera, questo è un merito enorme.

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