Audemars Piguet Neo Frame Jumping Hour, quando il tempo si legge per sottrazione4 min read

Ci sono orologi che cercano attenzione attraverso l’eccesso e altri che la ottengono facendo l’esatto contrario. L’Audemars Piguet Neo Frame Jumping Hour appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. È un segnatempo che ha acceso il dibattito tra appassionati non per ciò che mostra, ma per ciò che decide consapevolmente di nascondere. E in un panorama orologiero spesso dominato dalla sovraesposizione meccanica, questa scelta pesa più di molte complicazioni urlate.

La prima reazione davanti al Neo Frame è quasi disorientante. Niente quadrante tradizionale, niente lancette, niente riferimenti immediati. Il tempo viene restituito attraverso finestre, con un’indicazione a ore saltanti che compare e scompare in modo netto, geometrico, quasi architettonico. È una lettura che obbliga a fermarsi, a cambiare ritmo, a guardare l’orologio non come un flusso continuo ma come una sequenza di istanti distinti.

Foto by audemarspiguet.com

La cassa, essenziale e rigorosa, è progettata come una cornice, un vero e proprio frame che incanala lo sguardo verso l’indicazione oraria. Le superfici sono pulite, tese, prive di decorazioni superflue. Tutto è ridotto all’osso, ma non in modo freddo: c’è una ricerca di equilibrio tra pieni e vuoti che richiama più il design contemporaneo e l’architettura minimalista che l’orologeria classica.

È inevitabile, arrivati a questo punto, che molti, sul web e non, abbiano evocato una somiglianza con il Cartier Tank à Guichets, segnatempo che abbiamo raccontato su Horotix nel maggio 2025. Il parallelismo nasce dalla scelta comune di abbandonare le lancette e affidare la lettura del tempo a finestre digitali, trasformando l’orologio in un oggetto più concettuale che strumentale nel senso tradizionale.

Ma fermarsi alla somiglianza formale sarebbe riduttivo. Il Tank à Guichets nasce in un contesto storico preciso, quello dell’Art Déco, e porta con sé una visione elegante, quasi mondana, del tempo. Il Neo Frame Jumping Hour, invece, sembra guardare altrove. È più severo, più astratto, più vicino a un’idea di tempo industriale, scandito, razionalizzato. Dove Cartier lavorava sulla purezza del gesto estetico, Audemars Piguet lavora sulla sottrazione come linguaggio contemporaneo.

Per noi di Horotix, il punto interessante non è stabilire chi sia arrivato prima, ma osservare come una stessa funzione possa essere reinterpretata in epoche e contesti culturali completamente diversi. Le ore saltanti non sono una novità tecnica, ma ogni volta che vengono riproposte raccontano qualcosa di diverso sul modo in cui viviamo e percepiamo il tempo.

Il cuore del Neo Frame Jumping Hour è un calibro di manifattura Audemars Piguet sviluppato attorno a questa filosofia. La meccanica è pensata per garantire uno scatto preciso, netto, privo di ambiguità. Il salto dell’ora non è un dettaglio spettacolare, ma un atto meccanico controllato, quasi disciplinato. La costruzione del movimento privilegia affidabilità e coerenza funzionale, più che l’esibizione decorativa.

Foto by audemarspiguet.com

La finestra dell’ora diventa così il centro narrativo dell’orologio. Ogni scatto segna una cesura, un prima e un dopo. Non c’è transizione morbida, non c’è lancetta che scivola. È una visione del tempo fatta di blocchi, di unità discrete, che rispecchia perfettamente il linguaggio formale dell’orologio stesso.

Indossato, il Neo Frame Jumping Hour non cerca complicità immediata. Non è un orologio che si concede al primo sguardo, né che vuole essere compreso in pochi secondi. È un segnatempo che chiede attenzione, silenzio, e una certa predisposizione mentale. Ed è forse proprio per questo che divide: perché non offre appigli rassicuranti, ma costringe a una lettura diversa.

In un’epoca in cui molte maison scelgono la strada della citazione esplicita o della nostalgia controllata, Audemars Piguet percorre qui una via più rischiosa. Non guarda al passato per rassicurare, ma lo rilegge filtrandolo attraverso un linguaggio contemporaneo, asciutto, quasi brutale nella sua onestà.

Il Neo Frame Jumping Hour non è un orologio per tutti, e non vuole esserlo. È un oggetto che vive sul confine tra design, meccanica e concetto. Un segnatempo che non cerca di piacere, ma di dire qualcosa. E nel farlo, inevitabilmente, accende il dibattito. Ed è proprio lì che, spesso, nasce l’orologeria più interessante.

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