Ci sono collaborazioni che nascono per decorare e altre che nascono per prendere posizione. Il progetto Louis Erard per Monica Bonvicini appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Non è un orologio che cerca consenso immediato, né una variazione estetica pensata per piacere a tutti. È un oggetto che interroga, che provoca, che sposta il baricentro dell’orologeria verso il territorio dell’arte concettuale.

Monica Bonvicini è una figura centrale dell’arte contemporanea europea, nota per un linguaggio diretto, spesso scomodo, che affronta temi come potere, corpo, identità e struttura sociale. Portare questa voce dentro un orologio significa accettare il rischio di rompere l’equilibrio rassicurante dell’orologeria tradizionale. Ed è proprio questo che rende l’operazione interessante.
Louis Erard, negli ultimi anni, ha dimostrato una rara intelligenza editoriale nel costruire collaborazioni che non siano semplici esercizi di stile. Anche in questo caso, il marchio svizzero non si limita a “ospitare” un nome importante, ma mette a disposizione una piattaforma coerente, lasciando che il linguaggio dell’artista emerga senza compromessi.
Il risultato è un orologio che rinuncia deliberatamente all’ornamento superfluo. La cassa in acciaio mantiene proporzioni equilibrate e una presenza sobria, quasi neutra, pensata per non interferire con il messaggio. È una scelta consapevole: qui la forma non deve distrarre, ma supportare.
Il quadrante è il vero campo di tensione del progetto. Il testo, elemento ricorrente nel lavoro di Bonvicini, diventa protagonista assoluto. Non è decorazione, ma contenuto. La parola, incisa o stampata con decisione, interrompe l’idea dell’orologio come oggetto silenzioso e lo trasforma in mezzo di comunicazione. Il tempo non è più soltanto misurato, ma commentato, quasi messo sotto accusa.

Le lancette e gli indici, ridotti all’essenziale, svolgono il loro compito senza cercare attenzione. Anche la lettura dell’ora diventa un atto secondario rispetto al messaggio complessivo. È una scelta radicale, che spiazza chi cerca nell’orologio unicamente equilibrio e armonia, ma che trova piena coerenza nel contesto artistico da cui nasce.
Dal punto di vista meccanico, Louis Erard rimane fedele alla propria filosofia. Il movimento automatico svizzero scelto per questo modello privilegia affidabilità e continuità d’uso, senza inseguire complicazioni inutili. È una base solida, volutamente discreta, che permette all’orologio di esistere come oggetto funzionale senza entrare in conflitto con la sua natura concettuale.
Per noi di Horotix, questo Louis Erard non va giudicato con le categorie classiche dell’orologeria. Non è un segnatempo pensato per stupire con la tecnica o con materiali esotici. È un orologio che chiede di essere letto, non solo guardato. Un oggetto che mette in discussione il ruolo stesso dell’orologio al polso, trasformandolo in una presa di posizione personale.
In un panorama spesso dominato da nostalgia e ripetizione, la collaborazione con Monica Bonvicini rappresenta una deviazione necessaria. Un promemoria del fatto che l’orologeria può ancora dialogare con il presente, accettando il rischio di non piacere a tutti. E forse è proprio questo il suo valore più autentico.


















