Parmigiani Fleurier celebra Michel Parmigiani: quando il tempo suona come memoria4 min read

Ci sono anniversari che si festeggiano con fuochi d’artificio. E poi ce ne sono altri che si celebrano come si celebra una musica da camera, in silenzio, lasciando che siano le vibrazioni più sottili a parlare. Parmigiani Fleurier ha scelto la seconda strada per rendere omaggio a Michel Parmigiani e ai suoi settantacinque anni, e non poteva essere altrimenti. Perché la storia di questa manifattura non è mai stata quella del clamore, ma quella dell’ascolto.

Campane e archi, appunto. Le campane sono quelle della memoria, della tradizione orologiera svizzera che Michel Parmigiani ha respirato fin dagli esordi come restauratore di capolavori antichi. Gli archi sono le linee tese, eleganti, mai urlate, che ancora oggi definiscono il linguaggio estetico della Maison. In mezzo, scorre il tempo. Un tempo che non ha bisogno di correre, perché sa di avere un senso.

Per comprendere davvero questa celebrazione bisogna tornare indietro, molto indietro, a quando Parmigiani non era ancora un marchio, ma un uomo chino su movimenti antichi, a studiarli, smontarli, capirli. Michel Parmigiani non ha iniziato creando orologi per il mercato, ma salvando orologi dal silenzio. È lì che nasce tutto. È lì che si forma uno sguardo diverso, quasi reverenziale, verso il tempo e verso chi lo ha misurato prima di noi.

Non è un caso che, nel racconto di questi settantacinque anni, Parmigiani Fleurier abbia scelto di evocare La Ravenale, un orologio da tasca lepine con ripetizione minuti risalente agli anni Venti del Novecento. Un oggetto che non è semplicemente un riferimento storico, ma una sorta di chiave di lettura. La Ravenale non rappresenta il lusso, rappresenta la conoscenza. È uno di quegli strumenti che insegnano all’orologiaio moderno cosa significa far suonare il tempo, non solo indicarlo.

La ripetizione minuti, dopotutto, è la complicazione più musicale che esista. Non la vedi, la ascolti. Devi fidarti del tuo orecchio, della sequenza, dell’armonia. È qui che tornano le campane. Quelle che scandiscono le ore, i quarti, i minuti, come in una partitura scritta per pochi intenditori. Michel Parmigiani ha sempre avuto un rapporto quasi fisico con questo tipo di meccanica, perché richiede una sensibilità che va oltre il disegno e la tecnica. Richiede rispetto.

Accanto a questo suono antico, Parmigiani Fleurier tende gli archi della modernità. Le collezioni contemporanee della Maison, pur non essendo il centro di questa celebrazione, ne sono il riflesso naturale. Casse equilibrate, proporzioni misurate, quadranti che sembrano respirare. Nulla è mai sopra le righe, perché tutto nasce da una cultura del dettaglio che viene da lontano. Anche quando Parmigiani guarda al futuro, lo fa con la postura di chi conosce profondamente il passato.

Questo anniversario non è quindi una celebrazione autoreferenziale, ma un gesto quasi intimo. È come se la manifattura dicesse: “Ecco da dove veniamo”. E in quel gesto c’è una lezione rara nell’orologeria contemporanea. Non si tratta di rincorrere l’innovazione per il gusto di farlo, ma di comprendere che ogni innovazione ha senso solo se poggia su fondamenta solide, silenziose, invisibili ai più.

Per Horotix, questa storia ha un valore particolare. Perché racconta un modo di intendere l’orologeria che sentiamo profondamente nostro. Un’orologeria che non vive di slogan, ma di continuità. Che non ha bisogno di gridare, perché sa che il tempo, quello vero, arriva sempre a chi sa aspettarlo.

E allora sì, immaginiamole queste campane che suonano piano, in una valle svizzera, e questi archi che tengono insieme passato e presente come in una lunga nota sospesa. In mezzo, Michel Parmigiani. Non come fondatore celebrato, ma come custode. Di oggetti, di saperi, di gesti che rischierebbero di andare perduti se qualcuno non avesse deciso, molti anni fa, di ascoltarli.

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