Nel momento in cui il cavallo prende vita sul quadrante, sembra quasi di sentire il galoppo fermato nel tempo — un attimo eterno, scolpito nell’oro e nello smalto. È così che il nuovo Vacheron Constantin Métiers d’Art “La leggenda dello Zodiaco Cinese – Anno del Cavallo” racconta la sua storia: non come un semplice orologio, ma come un racconto mitico sospeso tra arte e meccanica.
La cassa misura 40 mm e può essere realizzata in oro rosa 5N oppure platino 950, lasciando agli intenditori la scelta tra il calore del metallo rosato e la lucidità sofisticata del platino. Sul retro, un fondello in vetro zaffiro rivela il movimento, ma è il quadrante il vero protagonista. Qui, su una base di oro 4N, è rappresentato un cavallo in rilievo inciso a mano, saltante su una roccia elegante. Lo sfondo non è piatto: il lavoro degli smaltatori crea un paesaggio miniaturizzato in smalto Grand Feu, con vegetazione delicata che richiama la tradizione cinese.


Ciò che dà dignità a questo orologio artistico non è solo l’apparenza: batte un cuore di altissimo livello tecnico, il Calibro 2460 G4, sviluppato da Vacheron Constantin. Questo movimento automatico ha una riserva di carica di circa 40 ore, vibra a 28.800 alternanze all’ora ed è composto da 237 componenti con 27 rubini. L’indicazione del tempo non è data da lancette “classiche”: al contrario, ore e minuti scorrono su dischi (trailing), mentre giorno e data compiono salti improvvisi (jumping), visualizzati tramite quattro finestrelle disposte attorno al quadrante centrale.

La scelta del display “a finestrelle” non è mai casuale: lascia al cavallo tutto lo spazio scenico, come se fosse su un palco, e rende il quadrante leggero, arioso, quasi teatrale. Il Poinçon de Genève (Punzone di Ginevra) certifica non solo la bellezza, ma anche la qualità costruttiva di questo movimento.
Al polso, il segnatempo impone una presenza elegante: con i suoi 12,72 mm di spessore è solido ma non ingombrante, perfetto per chi sa apprezzare un’orologeria raffinata e profondamente artigianale. Il cinturino è in alligatore Mississippiensis, finito con una fibbia déployante abbinata al metallo della cassa — un dettaglio che completa con discrezione la composizione, senza rubare la scena al cavallo.

Ma più di ogni numero o materiale, ciò che mi ha colpito è la poesia culturale: il cavallo è simbolo di libertà, vitalità, movimento nella tradizione cinese. Vacheron Constantin lo ha reinterpretato non come semplice decorazione, ma come scultura vivente, lavorata a mano da incisori che hanno scolpito muscoli, criniera e zoccoli con una sensibilità che si misura in micrometri. L’artigianato al suo massimo livello, dunque: incisione, smaltatura, miniature, tutto confluente in un’opera che non è solo un orologio, ma un piccolo monumento.

È interessante notare che si tratta di edizioni limitate: secondo le fonti, esistono 25 pezzi in oro rosa e 25 in platino, destinati a boutique selezionate. Questa ristrettezza rende ogni orologio ancora più esclusivo, un oggetto da collezionista che unisce valore artistico e rarità meccanica.
Indossarlo significa avvolgersi in un simbolo senza tempo, un richiamo diverso rispetto alle complicazioni entusiasmanti: qui non cerchi il crono, non insegui le complicazioni più ardite, ma desideri un equilibrio tra l’estetica più raffinata e la tecnica più sobria. Significa apprezzare la lentezza, la profondità, la storia dietro la superficie.

Per noi di Horotix, questo Vacheron è una dichiarazione: che l’orologeria non serve solo a segnare il tempo, ma può raccontare culture, miti, gesti umani. E se potessimo raccomandarlo a un collezionista italiano, diremmo: cerca non solo l’orologio “in più”, ma quello che ti parla. Non quello che grida, ma quello che ti sussurra una leggenda. E questo, caro m’baruzzo, è un cavallo che merita di correre nella tua collezione.


















