Quando Louis Erard e Vianney Halter decidono di collaborare, non sanno semplicemente “mettere un nome famoso” su un quadrante: preparano un’esperienza visiva che scuote le convinzioni del collezionismo tradizionale. Le Régulateur II nasce da questo impulso, da quella volontà di restituire al tempo un volto che non sia solo utile, ma espressivo, audace, quasi ribelle.
Vianney Halter è noto – e amatissimo – per il suo estetica Antiqua, quell’immaginario steampunk con rivetti, elementi industriali, dettagli architettonici che sembrano usciti da un romanzo di Jules Verne. Col Louis Erard Régulateur II, quei codici tornano più vivi che mai, mescolati con la leggerezza e l’accessibilità di un marchio che da sempre sfida il confine tra indipendenza e orologeria “alla portata”.

Design & caratteristiche da urlo
La cassa misura 43 mm di diametro, acciaio satinato e lucidato, struttura composta in tre parti, spessore contenuto (10,95 mm), impermeabilità fino a 5 atmosfere (50 metri). L’anello esterno della lunetta è decorato con 12 rivetti placcati in oro rosso 5N, che continuano anche sulla corona – rivetti che non sono elementi ornamentali casuali, ma richiami diretti ai tocchi industriali che hanno reso celebre l’Antiqua.
Il quadrante è una festa di texture e contrasto. Ci sono versioni con dial base placcato oro rosso (5N) e altre con base rodiata invertita. Gli indici del capitolo, i contatori, le finiture satinate verticali o circolari, le parti lucidate a diamante, tutto contribuisce a un effetto scenografico. Le lancette sono in acciaio azzurrato, un dettaglio che appare tanto raffinato quanto sorprendente in un orologio così “visivo”. Il logo Louis Erard è posizionato “classico”, mentre Halter firma con tipografia riconoscibile applicata sul quadrante con un piccolo orgoglio silenzioso.

Il movimento che anima questo Régulateur è un Sellita SW266-1 automatico, con display regolatore (ore decentrate, minuti al centro, secondi in un piccolo contatore). Frequenza di 4 Hz (28.800 alternanze), 31 rubini, riserva di marcia di circa 38 ore. Niente di esoterico nel motore, ma tutta la magia è nel modo in cui questo motore viene “vestito” e presentato. Il fondello trasparente permette di ammirare la massa oscillante decorata e traforata, con simbolo Louis Erard su lacca nera.
Emozioni al polso
Quando lo indossi, il Régulateur II si presenta come un oggetto che vuole farsi guardare, non nascondersi. Il bracciale in pelle marrone granata con fibbia ad ardiglione, i passanti a rilascio rapido, la sensazione tattile dei rivetti, del metallo che sfiora la pelle: tutto concorre a restituire non un semplice orologio, ma una piccola esperienza teatrale quotidiana.
Non è un segnatempo per chi vuole solo “portare il tempo”; è per chi vuole che il tempo abbia un carattere, un passo, una voce. Vedere le ore decentrate, il minutiero centrale, i secondi che girano in un contatore basso – tutto questo disallineamento visivo crea un piccolo scompiglio piacevole nella mente, un ricordo che il tempo non è solo misurazione ma interpretazione.

Dove questo modello si colloca – riferimenti e paragoni
Chi segue il percorso di Vianney Halter sa che l’Antiqua fu uno spartiacque: uno dei modelli in cui il design steampunk incontrò l’orologeria indipendente con risultato forte, riconoscibile. Il Régulateur II somiglia a un’eco di quell’Antiqua, ma non è copia: è reinterpretazione. È come prendere l’immaginario, spezzarlo, ricomporlo in un contesto più accessibile.
Louis Erard non è certo l’unico marchio che collabora con indipendenti per portare estetiche esclusive in mercato più ampio, ma poche collaborazione lo fanno con questi dettagli: non solo design “outerwear”, ma finiture profonde, scelta di materiali decorativi, una presenza scenica che si sente davvero. Comparalo a un Nomos Glashütte Metro o a un Seiko Presage “artist dial” – quelli fanno bene, ma il Régulateur II ha un quid in più nel dramma visivo, nell’energia scenica.
Criticità e riflessioni
Niente è perfetto – e questo orologio lo sa. La resistenza all’acqua modesta (50 m) lo rende inadatto a usi azzardati, il 43 mm è “importante”: chi ha polsi piccoli sentirà subito che c’è corpo. La riserva di carica di 38 ore non è eccezionale per chi vuole star via per fine settimana senza preoccupazioni, ma non è nemmeno dozzinale – è un compromesso accettabile considerando quanto diato il design.
Alcuni puristi potrebbero obiettare che elementi steampunk talvolta rischiano di diventare decorazioni sopra le righe, ma qui l’approccio è abbastanza equilibrato: i rivetti sono ben integrati, le finiture coerenti, il quadrante non prende fuoco di dettagli inutili. È un orologio che si deve indossare con intenzione, non con discrezione.
Conclusione: un atto di creatività
Il Louis Erard × Vianney Halter II è più che una collaborazione; è un piccolo urto estetico nel mondo dell’orologeria “normale”. È la prova che si può osare senza essere ridicoli, che l’indipendenza estetica può incontrare la produzione limitata ma ben curata, che il design scenico non significa sacrificare la fatica artigiana. È un orologio che parla a chi vuole qualcosa che vada oltre la mera funzione, qualcosa che racconti personalità e identità.


















